Dadirri

La prima volta che ho dato vita ad un blog era circa quattro anni fa. 

Avevo una vaga idea di cosa fosse un blog e di cosa ci andasse scritto dentro, ma, al mio, avevo dato il piglio di un Diario, per far intendere che avrebbe trattato di me e di tutte le altre cose che mi ruotavano intorno. 

Non so se la natura alla fine sia stata quella o se l’accozzaglia di cose e tempeste emozionali abbiano trasformato quel contenitore in una raccolta sconsiderata e poco attinente a qualsiasi argomento. Una cosa è certa: il Diario mi ha dato tante, tantissime, soddisfazioni; come il letto di un fiume pronto a cangiare nella forma per accogliere un corso d’acqua capriccioso e incostante, mi ha portato fino al Mare della mia Essenza, e lì mi ha mollato, senza pretendere altro. 

Il punto è che mi sono svegliata una mattina di inverno - questo inverno che ci siamo messi alle spalle – e, osservando la neve dalla finestra, mi sono accorta di essere in compagnia di uno Spirito Diverso, uno Spirito Buono, uno di quegli Spiriti Primaverili che c’entrano in qualche modo con la rinascita interiore di ognuno. 

Così, per scongiurare qualsiasi prematura dipartita dello Spirito in questione, e perché ogni rinascita che mi riguarda passa puntualmente per la scrittura o per qualsiasi cosa inerente ad essa, ho deciso di voltare pagina; anzi, di approdare su un nuovo blog totalmente da re-inventare. 

Ho incominciato dal Nome

Il nome è sempre una faccenda importante, in tutte le questioni della vita. Se si parte dal nome giusto è quasi sicuro che gli intenti riconosceranno gli operati e i progetti o le persone che si sono nominati avranno la fortuna di avvertire perpetuamente l’ingranaggio armonioso tra la loro identità ed il suono del loro nome che sovrasta i rumori del mondo. 

Io, ad esempio, mi chiamo Irene. 

Irene deriva dal greco e significa Pace. 

Racconta mia madre che dal primo istante sentiva fossi una bambina. Aveva perciò scandagliato tutti i nomi femminili per potermene regalare uno che riunisse la sensazione di benessere che avvertiva sapendomi al sicuro nella sua pancia e l’insieme di onde positive proiettate al futuro che pare le inviassi da una dimensione ancestrale cui solo lei riusciva a collegarsi.

E' per questo che, quando sono sbucata fuori, dopo un parto podalico che tutto lasciava presagire tranne che un inizio pacifico, la sua scelta è stata comunque Irene, nome strambo e assai contestato per una bimba nata in un minuscolo centro del profondo Sud ben trentanove anni fa che avrebbe dovuto portare di norma il nome di una delle nonne carnali o, pecchenno, il nome di tutte e due le nonne e - a seguire bene bene le regole - in un ordine patrimatriarcale che la avrebbe impietosamente nomenclata

Catena Montagna + Cognome

È assolutamente scontato che io ami il mio nome di battesimo. E, mentre sogghignate, so che ne avete compreso appieno le differenti motivazioni. 

Insomma, ero alla ricerca del nome per il nuovo blog, quando, navigando a caso tra le acque scomposte del mio pensiero e quelle prolifere e baluginanti di Internet, mi è caduto l’occhio su un filone particolare che mi ha veramente affascinato: quello delle “Parole Intraducibili”. 

Le Parole Intraducibili sono, da definizione, tutte quelle parole che “raffigurano emozioni o contesti noti a tutti, ma che hanno una parola o un'espressione in una certa lingua. In pratica, sono parole che per essere tradotte necessitano, rispetto alla lingua d'origine, di una serie di frasi per esplicitarle. 

Per farvi capire, ecco alcuni esempi: 

ABBIOCCO, che in italiano sta a significare la sensazione di sonnolenza che assale solitamente dopo un lauto pasto, PSITHIRISMA, che in Greco è la parola per indicare il suono che fa il vento quando passa tra le foglie; FIRGUN, che in ebraico è la gioia semplice e disinteressata per una cosa bella capitata a qualcun altro; CAFUNÉ, che in portoghese è passare le dita sui capelli della persona amata. 

Di queste parole ne esiste un discreto numero, le più belle sono state persino raffigurate graficamente da alcuni noti artisti nel mondo. È un argomento a cui probabilmente dedicherò una sezione specifica proprio qui, all'interno del blog; intanto, però, sono pronta a svelare il mio colpo di fulmine, l’unica parola che stavo cercando, la parola che mi si è rivelata come un pianeta assolutamente da esplorare e che ha dato il nome a questo nuovo inizio: 

DADIRRI

Da pronunciare esattamente così come si legge, Dadirri significa in lingua aborigena: “ Dare voce alla primavera dentro di noi”. 

È anche una sorta di richiamo alla filosofia di alcuni popoli antichi che si sono tramandati fino ai giorni nostri e che coltiva l’insegnamento ad ascoltare se stessi ed il proprio cuore in comunione con l’universo tutto e soprattutto con i propri talenti ed i propri desideri. 

Senza contare che Dadirri ha in mezzo quella “IR” che è pure l’iniziale del mio nome, ed il suono della parola, nel suo insieme, richiama cadenze del sud, musiche tra le quali sono cresciuta. 

Poteva mai questo blog trovare un nome migliore di Dadirri? 

Un ringraziamento speciale va alla mia amica Elisabetta Brustio del blog Elisabetta Grafica

È stata lei che, al mio primo timido accenno, si è lanciata in un incoraggiamento smisurato offrendosi di creare le bellissime testate del blog che sfoggio con piacere e che sono esattamente quello che desideravo ed avevo immaginato

Perché suppongo che quando i doni vengano offerti con il cuore finiscano sempre per assumere la forma e le sfumature dell’affetto che intercorre tra due persone, in una maniera che solo il meraviglioso sbocciare dei fiori può eguagliare. La testata di questo mio nuovo progetto è sbocciata dalla creativa professionalità e dal generoso affetto che Elisabetta mi ha sempre dimostrato e che dimostra con costanza a tutti coloro che hanno la fortuna di incrociarla, e questo non può che rappresentare uno Splendido Inizio. 

Il migliore Inizio che potessi augurarmi per tornare ad occuparmi di Cose, Parole e Scrittura in libertà.



3 commenti:

  1. Come Don Abbondio anch'io mi sono chiesto: Dadirri, chi era costui?
    Ho perfino ipotizzato che fosse un nome combinato, Dad (abbrev di Daddy - papà -) e Irri (qualcosa attinente con Irene); ma non trovando un nesso logico adeguato, ho deciso di deporre le armi e concedere la tregua alle mie sinapsi, oltremodo sollecitate :))
    Così ho ripiegato sulla più comoda delle soluzioni, ovvero andarmi a leggere la tua motivazione mirabilmente riportata qualche riga più su :))
    Gianluca

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    1. Credo tu sia stato l’unico ad approfondire. Ne sono onorata... 😊😊 Ci avevo fatto uno studio accurato sul nome. Adoro nomenclare, adoro nominare con un senso. Adoro i nomi, di cose e persone, quando non sono dati a caso... 😊

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