mercoledì 10 giugno 2020

E' tornato Ispirazioni: su una farfalla

Qualcuno ricorderà certamente Ispirazioni&Co. l'appuntamento ideato da Federica Redi, Barbara Fanelli e altre due blogger non più nei paraggi, che, fino a qualche anno fa, ogni mese, consentiva di sbizzarrirsi sulla traccia di un tema specifico della durata di 30 giorni. Le Comari dicevano, ad esempio, "Rosso" e giù post d'ogni genere, da quelli creativi, a quelli di notizia passando per quelli letterari. Non c'era limite alla fantasia. 
E' stato un bel fare blogging in quel periodo, stimolante, amichevole, aggregativo, come non se ne vede più in giro. Chi ha partecipato, sono certa che, come me, ne avverta una certa nostalgia.
 Ispirazioni è tornato: questa volta, qui,  sui profili Instagram delle due ideatrici. 
Se volete sapere come funziona potete dare uno sguardo, qui, al post di presentazione di Barbara.
Intanto, è partito il primo tema: #farfalle. E come da tradizione c'è scappato un raccontino, anzi, questa volta una favola, con la gentile collaborazione de LoGnomo e VikiLove.

Ve la riproponiamo di seguito.

IL RAGAZZO CON LE ALI DI FARFALLA


"Se anche voi avete ali per volare, fate attenzioni ai venti. Perché se nella vita ogni relazione è importante, lo è ancor di più dargli il giusto valore."



C’era una volta un bambino che era nato con un paio di ali di farfalla attaccate alle schiena. Quando i suoi genitori lo avevano visto, avevano spalancato la bocca per lo stupore.

«E mo’?» aveva domandato la mamma. «Mica può crescere con queste ali? A parte che sarò costretta a bucargli tutti i vestiti, ma poi lo prenderanno in giro». Il papà, angosciato, alzò le spalle. «Lo porteremo dai migliori dottori, vedrai che riusciranno a curarlo».

Il bambino, a parte le ali, cresceva grazioso e simpatico. Era pure intelligente, tanto che in famiglia si stupivano di come un bambino con quelle ali così assurde potesse anche essere svelto di mente.

«A questo punto, ci toccherà dargli un nome» propose il papà alla mamma. Erano già trascorsi un paio d’anni.



«Che nome vorresti dare a uno così? Io non riesco a decidere». La mamma tentava di camuffare, ma era la più incavolata per quella anomalia; in cuor suo credeva che il figlio avrebbe tanto sofferto e non ci si voleva affezionare.



«Lo chiameremo Alcibiade» annunciò alla fine. «Che in una lingua che non è la nostra significa uomo forte».

Alcibiade sorrise. Il suo nome era veramente bello. In verità, anche le sue ali erano bellissime, molto vicine ai colori della farfalla pavone, con un rosso acceso intervallato da macchie viola e gialle con riflessi blu elettrico e verde. Tutto sommato, a lui non dispiacevano. Se solo avesse saputo cosa farsene.

«Possiamo provare a tagliarle via. Con le nuove tecnologie di microchirurgia avanzata ci sono buone probabilità che l’intervento riesca. Ma non so garantirvi che effetti ci potranno essere sul paziente» disse carezzandosi il pizzetto da luminare l’ennesimo medico che lo visitò.

I genitori di Alcibiade si guardarono perplessi. «No, no» dissero alla fine. «Ce lo teniamo così, meglio un figlio alato che un figlio morto o catatonico».

Alcibiade crebbe bello, forte e con un paio di grandissime ali di farfalla mozzafiato che crescevano insieme a lui. La mamma prese l’abitudine di legargliele con lo scotch. «Almeno non ti danno fastidio e sei libero di muoverti» si giustificava.

Un giorno Alcibiade tornava da una partita a calcetto con gli amici. Era stanco e un po’ deluso. Con quelle ali legate dietro la schiena non riusciva mai ad arrivare in tempo sulla palla. Per non parlare delle ragazze, ogni volta che ne conquistava una, bastava che quella si accorgesse del malloppone che si portava dietro e scappava via a gambe levate. «E’ che sono troppo accese queste ali, magari se fossero meno appariscenti» aveva puntualizzato l’ultima. 
 «Prima o poi me le levo da solo» bofonchiava, dunque, Alcibiade tornando a casa. 


«Giovanotto, viè un po’ qui» lo chiamò un vecchio signore che leggeva placidamente il giornale spalmato su una panchina. «Ma c’hai le ali e le tieni legate?».

«Ma sì, è mia madre, non vuole che me ne vada in giro con le ali in bella vista. Di farfalla, poi… Almeno mi fossero venute le ali da sparviero. Non so se mi capisce».

«Oh, sì sì, io ti capisco, eccome». Il signore si scostò appena e, miracolo dei miracoli, aveva le ali di farfalla pure lui. Alcibiade spalancò la bocca stupito e anche un po’ invidioso. Il vecchio aveva delle meravigliose ali di un nero satinato appena punteggiate di azzurro.

«Ma lei però ce le ha scure! Che fortuna, passano quasi inosservate».

«E che c’entra ora il colore? Le ali ti servono per volare, mica per altro».

Alcibiade ci pensò per un istante. «Mica ci ho mai riflettuto su sta cosa. Perché, lei riesce a volarci?». Il vecchio rise. Per dare una dimostrazione pratica di quanto affermava, posò il giornale sulla panchina e si librò in volo sulla testa di Alcibiade. Fece due o tre giravolte e si allungò, persino, a raccogliere il fiore di un mandorlo appena sbocciato.

«Vedi?» disse ritornando con i piedi per terra. «Anche tu lo puoi fare. Se ti serve una mano posso insegnarti».

Ad Alcibiade non sembrò vero. Tutti i pomeriggi, da quel giorno, lui e il vecchio si incontrarono nel parco affinché imparasse a volare. La gente che li vedeva li prendeva per matti e si allontanava infastidita. Un vecchio e un ragazzo convinti di poter utilizzare le loro ali per volare! Bah.

In poco tempo, Alcibiade riuscì ad acquisire una discreta autonomia di planaggio. Era infervorato ed entusiasta. «Ecco, adesso sai volare. Però devi stare attento ai venti» gli
raccomandò il vecchio. «I venti tenteranno sempre di confonderti. Sono suscettibili e volubili, cambiano umore in base al colore delle nubi e, anche se te lo faranno credere, non soffieranno mai nella stessa direzione. Ora, aliteranno fiato caldo promettendoti di sorreggerti e accompagnarti nei vapori della primavera, l’attimo dopo si gireranno dall'altra parte perché saranno scocciati da niente e ti diranno una bugia solo per compiacerti, ma tu non riuscirai mai ad anticiparli. Hai capito, Alcibiade? Non fidarti mai dei venti. Perché nessun vento porterà con se lo stesso dolore di un essere umano con le ali».

Alcibiade fece cenno di aver capito, salutò e ringraziò il vecchio. In poco tempo, divenne il ragazzo con le ali di farfalla più bravo a volare al mondo. Certo, era anche, forse, l’unico, ma un merito è pur sempre un merito. Conobbe l’aria dei prati, il riverbero delle stagioni, il calore del sole e tutti i venti che giravano in natura. Si dimenticò, tuttavia, la raccomandazione del vecchio. A lui i venti piacevano, con le loro guance paffute e la spinta che gli regalavano per rotolarsi nel vuoto e andare in questa o quella direzione. Una mattina, un vento magico a cui si era particolarmente affezionato, gli suggerì di andare insieme a fare una scorrazzata sul mare. «Non saprei» tentennò Alcibiade. «Oggi c’è un bel mare grosso, rischiamo di caderci dentro e non risalire».

«Ma no» lo confortò il vento. «A me il mare non riuscirà a risucchiarmi, sono vento, io, mica paglia». I due amici si avviarono e in meno di niente furono sul mare che, quel giorno, era arrabbiato di brutto. Giocarono con le onde e chiacchierarono come sempre del più e del meno. Volare insieme ad un vento era l’esperienza più rilassante e piacevole che potesse esistere. Ad un certo punto, però, con tanto di sgomento per Alcibiade, il vento si voltò dall’altra parte. Il ragazzo pensò si stesse sentendo male o fosse in difficoltà.

«Vento, vento!» urlò. «Che ti succede? Perché non mi parli e non mi guardi più?».

Il vento sembrava veramente scocciato. «Senti, ragazzo, è arrivata l’ora che tu smuova quelle ali che ti ritrovi… Io non ho più voglia di starti a sentire».

«Ma come? Così, all’improvviso? Ti ho fatto qualcosa? Ti ho offeso in qualche modo…». Alcibiade non riuscì neppure a terminare che il suo amico vento era già volato via. Il mare lo afferrò per le ali di farfalla e lo seppellì sotto un ammasso d’acqua.

Alcibiade annaspò, lottò e pianse, più per la delusione di aver creduto in un’amicizia che per l’effettiva difficoltà di nuotare, tanto che gli abissi marini, alla fine, ne ebbero compassione e lo lasciarono libero. A fatica, il ragazzo arrancò sulla spiaggia. 

Ci volle parecchio tempo per guarire e riportare in sesto le ali sventrate. In un pomeriggio di sole, Alcibiade tornò a volare nel suo prato. Il vento che lo aveva lasciato sul mare si precipitò a salutarlo. «Caro il mio Alcibiade, ma dove ti eri cacciato? Mi hai fatto preoccupare…». Alcibiade sorrise ma proseguì oltre. «Dai, vieni, facciamo una volata insieme, sei più in forma che mai, come vanno le cose?» insistette il vento. Alcibiade si fermò, scrollò un po’ le ali e fece una carezza al vento. «Sei molto bello, caro vento, ma vedi, a volte tocca fare finta di nulla e andare per la propria strada. E’ proprio così: fare finta di nulla, spiegare le ali e volarsene via». 


Il vento non capì. I venti non capiscono mai. Sono sempre troppo impegnati a soffiare e a seguire la nube più luminosa per comprendere il messaggio di un essere umano che si porta dietro delle assurde ali di farfalla. Da quel momento, comunque, Alcibiade volò dove riteneva più giusto e senza farsi mai, mai, mai incantare ancora da un vento.


45 commenti:

  1. Che aria fresca tira da queste parti... è bello il racconto, brava tu a illustarlo e brave sono anche le tue amiche blogger.
    Ciao!

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    1. Ciao Sari, grazie! La foveletta l'ho scritta io ed è illustrata dai miei bimbi :* Fiori di Parole è il mio profilo Instagram ^_^
      Un bacio graaande!
      p.s. oggi piove anche qui

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    2. Una famiglia di artisti!!!

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    3. Ce la caviamo, per piacere personale ;)
      Un abbraccio immenso

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  2. Hai una fantasia niente male Irene, i miei complimenti :)
    Mi piace la favola, mi piacciono le illustrazioni dei tuoi bimbi, mi piace anche l'insegnamento che si legge tra le righe.
    Un abbraccio.

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    1. Un abbraccio a te, Sara. Le favole sono una delle pratiche che più amiamo io e i pargoli :*

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    2. Bella l'idea di immagini e parole unite insieme

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  3. Mai fidarsi degli sconosciuti , neanche dei venti ....
    Leggendo la favola , pensavo tu l'avessi presa da qualche libro .
    Leggo che l'hai scritta tu . Complimenti per tanta fantasia , è
    veramente bella ed ha una sua morale .
    Un abbraccio a te e pargoli . Laura

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    1. Ciao Laura! Eh sì, ogni tanto mi diletto. Per le favole ho una certa predisposizione, specie da quando ci sono i bambini.
      Degli sconosciuti e pure di quelli un pò più conosciuti eheheheheh...

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  4. E' sempre un piacere soffermarsi sulle tue variegate pagine.
    Cari saluti,silvia

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  5. Che bella idea quella di un tema su cui potersi sbizzarrire. Sono arrivata troppo tardi !! Ho letto che prosegue su Instagram ma io non seguo Instagram. Mi è piaciuto il racconto ed anche i disegni. Saluti.

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    1. Ciao Mirtillo, benvenuta ^_^
      Eh sì, purtroppo è cambiata la modalità. Magari chissà, un giorno Federica e Barbara decideranno di riportare Ispirazioni tra i blog ;)
      Un abbraccio e grazie per aver apprezzato.

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  6. Ho riconosciuto subito i disegni di Viky, ma non credevo ci fosse anche lo zampino di Lollo.
    La favola è bellissima.
    Bella anche l'iniziativa che ci ricorda il vero spirito del blogging, o perlomeno quello che piace a me. :*

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    1. Lollo si è occupato del mare in tempesta eheheheheheh... è cosa sua :P
      Sì, era bellissima l'iniziativa: toccherebbe costringere le due a far ritorno tra i blog.
      Un abbraccio grande Claudia <3

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  7. Cara Irene, vedo il motivo che piace tanto il tuo blog.
    Qui troviamo sempre cose che riguardano a tutti noi, interessante.
    Ciao e buona serata con un abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Grazie Tomaso, parlo spesso di noi perché siamo bella gente <3
      Tu per primo! Un abbraccio grande :*

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  8. Hai scritto una bellissima fiaba, cara Irene...
    A me ha colpito soprattutto che le ali, un simbolo di bellezza, siano biasimate dalla massa, perché rendono Alcibiade una persona diversa..
    Ma la diversità è un valore..
    Brutto il dover nascondere le ali per non essere biasimati..

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    1. Sfortunatamente, è la dura realtà, Riky. Però, ad andar fieri delle proprie diversità, significa gridare al mondo: guardate, guardate che grande pregio possiedo... Siamo noi i primi a dover amare noi stessi con tutte le nostre peculiarità.
      Questa favola è un pò amara, perché più delle diversità, parla di fiducia tradita, dei rapporti, anche d'amicizia, che spesso lasciano con un palmo di naso. L'ho scritta principalmente per Lollo, che incomincia ad affacciarsi al difficile mondo delle interazioni con gli altri.

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  9. Cara Irene la tua gentilezza non ha confini. Spero un giorno di prendere un caffè insieme a Roma al Bar Frattina. Ci conto.
    Maurizio

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    1. Se mai ci capiterai, batti un colpo, Maurizio ^_^
      Sarà un piacere ^_^

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  10. Complimenti a te per la fiaba, ma soprattutto ai tuoi bimbi, bravissimi illustratori. Ciao Irene. Buona serata.
    sinforosa

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    1. Grazie Sinforosa, detto da te ai miei bimbi, è un gran complimento! Grazie <3 p.s. la vera artista è la piccola, che ora ha 5 anni.

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  11. Veramente bella la favola per non parlare dei disegni strabilianti ma quanto sono diventati bravi ???...l'unione fa la forza ... siete stati grandi mi è piaciuta tanto e mi sono chiesta .... e poi ? come continua ? come i bambini un bacione a tutti e tre .... stupendi

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    1. Eh... anche io me lo sono chiesta, Giusina. Come continua? è un pizzico amara. Il vento avrà perso l'occasione di un'amicizia sincera e pulita e Alcibiade avrà imparato un pò a diffidare. Questo è il mondo: così lo abbiamo trovato. Ma una cosa si può fare: non scalfire mai la propria benevolenza, per se stessi e per gli altri. L'odio non serve. A che serve odiare i venti? La ventosità è la loro natura.
      Un abbraccio grande

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  12. Ciao Irene...come ben sai io sono appassionata di favole, difatti, ho perso il conto per quante ne ho scritte. Sulle farfalle ho scritto una bella filastrocca, che dici, secondo te è possibile pubblicarla? P.S. complimenti a te e ai tuoi bimbi e di seguito ti metto il link della filastrocca, così dai un'occhiata.
    https://volanolefavole.blogspot.com/2020/03/la-danza-di-lalla.html

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    1. Ciao cara Vivì! Certo che potresti pubblicarla! Specie se hai anche un profilo Instagram, puoi tranquillamente partecipare all'evento. Altrimenti, sul blog, ma non in quel caso non passa direttamente dal canale ufficiale.
      Ora ti mando Federica, è lei che gestisce da sempre Ispirazioni&Co.
      Sapessi quanto ci divertivamo un tempo!!

      Le tue favole sono trepitose!! Belle belle!

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    2. Certo Vivì che poi partecipare! Se hai un profilo instagram è semplisissimo. Se non dovessi averlo, non ti preoccupare, ospitiamo la tua filastrocca volentieri!
      Fammi sapere

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    3. Ciao Barbara. Instagram ce l'ho anche se non lo uso molto e di seguito ti metto il link...poi mi puoi spiegare per favore di che si tratta?
      https://www.instagram.com/coppolavitkavi/

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    4. Ciao ragazze...mi spiace ma con Instagram non ci capisco proprio nulla e sono riuscita a caricare un'immagine dopo mezz'ora di tentativi e non ho potuto mettere la descrizione. Con quella piattaforma sono proprio imbranata. Vi metto il link della filastrocca, se volete leggerla e pubblicare voi, anche se credo che sia davvero troppo lunga. Comunque, se volete dare un'occhiata il link è questo di seguito.
      https://volanolefavole.blogspot.com/search?q=La+danza+di+Lalla

      Scusate se vi ho scritto qui, ma su Instagram non sono riuscita. Allora grazie mille a voi e a Irene che gentilmente mi ha ospitato tra i suoi commenti. Buon pomeriggio a tutte.

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    5. Vivì, non sai quanto ti capisco. Anche per me Instagram è spesso ostico. Io, poi, non è che bazzichi chissà quanto i social. Barbara e Federica apprezzeranno sicuramente la tua filastrocca. Qui ti ospito quando vuoi, a parlare di cosa ti pare ^_^... il bello dello scambio *_*

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  13. Sììì siamo tornate!!! Grazie Irene! Il racconto è bellissimo ma i disegni sono fantastici!!!

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  14. Ma nooo, pure scrittrice di favole mi sei diventata! Sei bravissima: da stampare e leggere a qualche deliziosa creatura. Peccato che i miei nipoti sono lontani! Vabbè, gliela porto quest’estate! 🤩
    Quanto a Ispirazioni&co era una iniziativa fantastica: ho lasciato molte testimonianze a riguardo quando esisteva il social di Google che ora non c’è più. Non sono su Instagram, ma mi fa piacere che l’idea sia tornata in circolazione.

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    1. Sì, son tanto felice anche io che Ispirazioni sia tornato ad esistere, certo, Marina, non sarà mai come prima, come appunto era quando viaggiavamo su google+. Però, ci accontentiamo... :))
      Brava... insomma, mi diverto coi pargoli. Sono favolette: è bellissimo perché finiamo per inventarle insieme *_*
      Ti abbraccio mia cara! Un grande grande abbraccio :*

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  15. Ti siamo mancate, eh? Le Comari non muoiono mai, mutano forma.
    Sì, Ispirazioni & Co. doveva tornare ... abbiamo giocato quattro anni assieme a tante persone. Quasi mille post scritti di ogni genere. Ci siamo tanto divertiti, ma proprio tanto. E a noi è mancato un sacco. Ma era giusto prendere una pausa, soprattutto perché, dopo la chiusura della community su Google+, siamo rimaste spiazzate. A dirla tutta non l'ho digerita ... quattro anni spazzati via così ... non c'è neppure stato il modo di recuperare i contributi di tutti ... è stato proprio brutto. Ci abbiamo tutti messo l'anima, sia noi che abbiamo inventato e organizzato il gioco, sia chi ha partecipato. Rimangono i post sui blog certo (e spero di rimettere online le raccolte in fretta) ma gran parte di Ispirazioni era nella community. Pazienza!
    Instagram perché? Perché volevamo cambiare e fare una cosa più snella, che probabilmente limita gli scrittori come te - anche se hai fatto miracoli a riportare lì la vostra storia - ma ci consente di cambiare la prospettiva e magari ci permette di coinvolgere nuove persone. Vedremo come va!
    Non è previsto il ritorno sui blog, non almeno finché non sarà terminato il lavoro di sistemazione dei blog vecchi e il trasferimento dei post di Ispirazioninfiera. Il tempo è troppo poco, non riusciamo a fare tutto. Magari con il tempo, chissà!
    Questo naturalmente non impedisce di trasferire i contenuti personali di Instagram sui blog, come avete fatto sia tu sia Giusina nostra.
    La storia l'ho già commentata altrove ... un grande lavoro di squadra! Bravissimi tutti e tre!

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    1. Io tifo sempre per portare il progetto da queste parti :P... Prima o poi ti convinco (forse!)...
      <3

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  16. Bellissimo racconto, significato stupendo-
    Viva le ali per volare, non da tenere a freno, legate.
    Disegni super :)

    Moz-

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    1. Sul significato, sai che mi è rimasta qualche remora, Miki? Chissà, forse quell'amicizia tradita che rende la vicenda un pò amara. Non saprei... e meno male che l'ho scritta io :P

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  17. C'è un racconto di fantascienza molto bello che è abbastanza simile alla tua favola: "Nato per Volare" di Edmond Hamilton, pubblicato nel 1938.
    Il finale è del tutto diverso, ma era davvero emozionante.

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    1. E allora tocca leggerlo :)) Anche se a me il fantascientifico non mi ispira molto. Sono per i romanzi d'amore struggente, io... *_* Pure senza lieto fine ma con dentro tanto amore che dipinga l'animo umano.
      Sai che la traccia primaria di questa favoletta proviene da mio figlio? Vive un periodo di interrogativi sull'amicizia. Le favole sono una cosa che creo sempre con i bambini: faccio giusto da tramite per dar forma con le parole. Ci divertiamo tantissimo.

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    2. Recuperalo, mi dirai... :)
      Fantascienza, perché è quello il genere di appartenenza, ma non immaginarti navi spaziali o pianeti... E' semplicemente la storia di un essere umano nato con una diversità che lo rende speciale. E si conclude in maniera molto struggente.

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