lunedì 6 maggio 2019

Emily la solitaria

Oggi sarebbe toccato al post sui compleanni di maggio. Considerato, tuttavia, che io non riesco ad organizzare neanche mezzo secondo della mia vita, figurarsi i post del blog. Perciò, i compleanni di poeti e scrittori ve li ciuccer  godrete non appena mi avanzerà una notte per metterli insieme. 

Nel frattempo, ieri, dopo pranzo, mi è accaduta quella cosa strana di impantanarmi in un un'emozione con un'identità ben precisa. Già che il baccalà di mia suocera mi viene pesante, già che pioveva e mi andava solo di defilarmi a terminare la digestione sotto a un plaid con le mani unte e paffute dei miei figli a carezzarmi ma avevo distribuito inviti a destra e a manca per trascorrere un pomeriggio in allegria, già che ultimamente ho l'ormone avvelenato e mi riesce di disinnescarlo solo con lunghe e terapeutiche sedute di scrittura intima e ritirata, insomma, senza sapere né come né perché, all'improvviso, mi si è piazzata davanti Lei, Emily, quella famosa, quella che conosciamo tutti: Emily Dickinson, la poetessa.  

E mò che vuoi, Emy? Che ti ho fatto? Ti ho trascurata? Non ti ho voluto bene abbastanza? Te la sei presa che ho messo tutti i tuoi volumi negli scatoloni in garage? Che ti ci posso fare, qua siamo in 4 in 60 metri quadri... Non so se ti rendi conto.

A che pensi? mi ha chiesto il Consorte.
A Emily Dickinson, ho detto io.
Annamo bene, ha fatto lui. E se n'è andato, che tanto lo sa che quando mi piglia lo sghiribizzo di una poetessa è meglio farsi da parte e lasciarci discutere tra donne.

Ho continuato a pensare ad Emily per l'intera giornata. Ero concentrata su un aspetto della sua vita che forse non conoscono in molti. 

Emily ha vissuto la sua esistenza in un'assoluta e quasi esclusiva solitudine. A ventitré anni si è rintanata nella sua stanza e ti saluto mondo. Si è addirittura scritto che non uscì dalla camera neppure in occasione della morte del padre che pure amava di un amore appassionato. Se ne stava chiusa, semplicemente; a scrivere poesie e lettere che inviava ad amici intimi e ad amori distanti conosciuti nei pochissimi viaggi intrapresi.

Certo, beata lei, che non doveva uscire per andare a lavorare, a fare la spesa, a pagare le bollette, ad accompagnare i figli o i nipoti a scuola... Ci vuole anche cul una certa dose di fortuna nella vita. Il padre si sarà rivoltato sul letto di morte: mantenerla tutto il tempo e poi manco una rampa di scala per fargli un ultimo saluto, una sbirciata prima del lungo viaggio... 

Se fosse vissuta ai tempi nostri, forse sarebbe diventata una social-dipendente, Emily. Di certo, l'avrebbero trascinata da uno bravo e l'avrebbero magari riposta in una comunità di recupero.

Questione di tempi: una volta essere eccentrici risultava più semplice.

Meno male che Emily è nata nel 1830, meno male che è stata quello che è stata. Ci vuole coraggio ad essere se stessi. 

Meno male che gli scatoloni con le sue opere non erano finiti proprio dietro la catasta della mia biblioteca impacchettata.

Meno male che oggi Lei sia di nuovo qui, a rammentarmi che Noi che abbiamo l’anima moriamo più spesso, ma che la vita non è mai vissuta invano. Perché


Se potrò impedire a un Cuore di spezzarsi
Non avrò vissuto invano
Se potrò alleviare il Dolore di una Vita
O lenire una Pena
O aiutare un Pettirosso caduto
A rientrare nel suo nido
Non avrò vissuto invano.









26 commenti:

  1. Mi avanzerà una notte...teso' (come mi chiamava una persona a me molto cara :D), la notte bisogna dormire, riposare, rilassarsi :D.
    E' vero: la solitudine una volta portava a scrivere opere immortali, oggi a smanettare sui social (o con i videogiochi, per quella che è una vera e propria patologia, adesso mi sfugge il nome).
    Ci vuole coraggio ad essere se stessi?
    Sì, decisamente, ma invitabilmente i fattori esterni ci condizionano.
    Forse alla fine siamo noi stessi solo nella solitudine, quando siamo soli.

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    1. La notte è il momento migliore della giornata, non c’è una cosa paragonabile alla notte, al suo fascino. Per me potrebbe anche essere notte tutto il giorno, ma senza giorno non ci sarebbe notte e neppure attesa di essa. Ci vuole sempre un bilanciamento per apprezzare, un si e un no, un bianco e un nero, un po’ di bene e un po’ di male, un amore avuto e un amore perso… Forse si è “se stessi” in perfetta solitudine, ma la solitudine di ciascuno trapela sempre dagli occhi: quindi siamo un blocco che va in giro e che sprigiona tutte le sue cose, le sue sfumature. E’ difficile mostrarsi per quello che non si è… ^_^
      Un caro abbraccio, Riccardo :*

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  2. Non conoscevo questo aspetto della Dickinson.
    Mi ha colpito il tuo parallelismo con l'oggi: oggi sarebbe sociopatica e social-dipendente.
    Ma appunto, magari era stramba anche per la gente a lei contemporanea, e noi abbiamo avuto Emily Dickinson.
    Chissà se anche oggi può succedere ciò, rimanendo se stessi.

    Moz-

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    1. Bè, immagino fosse “strana” anche allora. Una che non si presenta al funerale del padre pur essendo stipata in casa… :P Tuttavia, la sua sensibilità andava oltre il sentire comune. Ha vissuto per l’arte, che neppure tentava di piazzare: durante la sua vita videro la luce e quasi casualmente soltanto 7 componimenti, se conti che alla sua morte se ne scovarono 1775…
      Io mi chiederei: cos’è l’arte? Soprattutto, cos’è l’arte oggi?
      Un abbraccio! :*

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    2. Sì, assolutamente.
      Chissà se in futuro troveranno 1775 tweet di qualcuno e ne faranno celebrazioni e libri... XD

      Moz-

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  3. Chi era questa persona molto cara, Riccà?? E perché non ti ci chiama più?
    Non sarà che io e l'Irene dobbiamo andare a scuoterla un po'?!

    Quanto al tuo post, bellissimo come sempre, ho riso per le parole scritte a metà.
    E lo so che non volevi farci ridere, ma so anche che sarai felice che io l'abbia fatto.
    Veniamo, però, alla parte seria del mio commento. No che non vivrai invano.
    Ti basta guardare gli occhi di Lollo e della Viky per capire quanto di magnifico hai fatto e continui a fare ogni giorno.
    E vedessi i miei che sorridono in questo istante.
    E allora dormi, va. E lascia stare sta Emily. Che tanto quella ti aspetta e, al massimo, ti lancia qualche saetta. Ma con tutti i fan che ha, figurati se si ricorda proprio di te...... ;)
    <3

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    1. Claudia, io scuoterei lui… : ))) Bisogna metter su un vademecum utile, uno di quelli con le “istruzioni sentimentali”. Riccardo, andiamo tutti a ripetizioni ^_^

      Oh, sì: per i propri figli si vive sempre pienamente. Adoro invece le parole di Emily perché sono piene di luce, parlano del senso della vita in maniera più sottile, citando quei piccoli gesti che riempiono di significato il nostro esistere: come far sorridere di cuore un’amica (sapevo che avresti sorriso :D), consolare un cuore affranto, regalare un’emozione, donare un sorriso ad uno sconosciuto… Ecco, queste cose qui. Queste cose che lasciano una traccia di noi mentre andiamo…
      Ti abbraccio forte :*

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  4. Sembra quasi sia stata la prima vittima dell'hikikomori però non stando sui social bensì scrivendo poesie e vivendo con se stessa. E no, ha ragione Claudia, non vivrai invano e non stai vivendo invano non solo per le motivazione espresse da Claudia ma anche per la tua sensibilità che ti rende particolarmente viva e vitale.

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    1. Io mi emoziono quando mi dite certe cose… Arrossisco. Essere “vivi” è fondamentale. Grazie, Daniele, vale quanto ho scritto sopra a Claudia.
      Un abbraccio grande :*

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  5. Ciao Irene, stai parlando di una poetessa sublime!
    Ho finito poco fa proprio un suo libro di poesie e ne parlerò sul blog tra poco.
    Vita "assurda" la sua se ci pensiamo però a lei stava bene così e noi ancor oggi ne godiamo. Certo che eliminnare così il mondo esterno dalla propria vita mi pare eccessivo ma ognuno deve essere libero di fare ciò che ritiene meglio.
    Bacio gioia!

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    1. Bene, allora vengo a leggere *_* Tu sei profonda. Sei una poetessa. Io i tuoi liberi versi ogni tanto li riprendo:

      Son come giunco
      Al vento
      mi piego
      fino a piegar la fronte
      a sfiorar la terra.
      Mi ferisco e sanguino.
      Ma quando
      il vento tace
      mi rialzo
      e
      vivo.

      Questa l’ho imparata a memoria. Me la ripeto, di tanto in tanto.

      Un abbraccio immenso :*

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  6. Non si vive in vano, che io sappia. Ci si vive in mano, senza lasciarci detriti alle spalle, senza coraggio, in quella che si ritiene essere una plausibile comfort zone, senza sapere che ce ne sono altre.

    Mai amato la poesia ma i poeti. Di notte li faccio miei cercando di capire come pensano, cosa li ha condotti a scrivere parole altissime, come si possa avere pensieri tanto delicati

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    1. Io le poetesse. Nel senso, più che i poeti maschi amo le poetesse femmine. Le loro storie, le loro vite, i loro occhi che mi vado a spulciare quando possibile da foto e ritratti. I poeti li trovo più carnali, tirano fuori carne dalla terra. Le poetesse, invece, ho come il sentore che riescano a strappare fuoco dall’aria.
      Mi sarebbe piaciuto nascere poetessa.

      La comfort zone è insita dell’animo umano: i cambiamenti dissestano particelle di anima. A volte è un pò doloroso. Anche fare uno scrub energico è un po’ doloroso, solo che poi la pelle è più bella, più luminosa.

      Un abbraccio:*

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  7. Certo che ha avuto proprio una vita eccentrica!
    Ma quante volte ci si rende conto che i grandi poeti, o i grandi scienziati o ... sono persone molto particolari. Hanno ricevuto molto da una parte ma sono molto carenti in altro.
    Comunque godiamoci la sua poesia!
    Un abbraccio
    Maria

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    1. E’ verissimo, Maria. Molte volte i grandi artisti sono i più sofferenti: chissà, forse perché vedono il mondo e la vita da una finestra spalancata e non tentano neppure di proteggersi.
      Godiamo comunque di quel che loro lasciano, per tentare anche noi di vedere ciò che loro vedono.
      Un grande grande abbraccio :*

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  8. oh poverina era tipo in clausura allora ... però non è sempre vero che chi è ritirato in compleata solitudine scrive bene e tu sei un esempio lampante ....riesci a scrivere cose strepitose nella tua bolgia infinita ahahahah e pure dopo aver mangiato baccalà e comunque non ha proprio vissuto invno la dolce Emily ... ciao bella anima un abbraccio

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    1. Ahahahahah… tu sei di parte, Giusina mia, mi vuoi troppo bene *_*… Io di strepitoso ho solo le meravigliose persone che ho avuto la fortuna di incrociare lungo il cammino: e tra queste ci sei certamente Tu!
      Il baccalà di mia suocera è una cosa che si digerisce dopo tre giorni, secondo me da domenica ce l’ho ancora in circolo :D
      Ti bacio e ti abbraccio, Anima Stupenda <3

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  9. Amo molto la poesia, soprattutto dopo averla riscoperta da un annetto a questa parte. O forse due.
    Non ricordavo però questi cenni biografici della Poetessa né che avesse vissuto così ritirata.
    Un abbraccio.

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    1. Buon sabato mia cara, e perdona il ritardo.
      La poesia è come un cibo o un integratore: credo la si prediliga in determinati periodi, quando se ne ha voglia o quando si ha bisogno di verti nutrimenti.
      Ti abbraccio :*

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  10. Una volta ci ho provato anch'io, a parlare con un poeta: era Hikmet, perché naturalmente io, che non amo la poesia e tu lo sai, con chi decido di cambiare idea? Con un poeta turco!
    E mi rimbalzavano addosso quei "tuoi occhi, i tuoi occhi, i tuoi occhi..." in un modo così pedante che a un certo punto ho dovuto dirgli: " e mò basta, mi stai ipnotizzando!"

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    1. Sorrido. Lo so, lo so, amica mia, che a te la poesia non ti sconfinfera, le parole tuttavia ti appartengono di natura, sono il tuo Talento :)) Tu pure, però, che parti da un maschio (poeta) così sentimentale... :P
      Di Hikmet conosco qualcosina, è sua ad esempio quella che rammentano tutti: Il più bello dei mari è quello che non navigammo... etc.

      E ce n'è una che ho inserito nella mia raccolta di the best:
      La vita non è uno scherzo.
      Prendila sul serio
      come fa lo scoiattolo, ad esempio,
      senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là.
      Non avrai altro da fare che vivere.

      La vita non è uno scherzo.
      Prendila sul serio
      ma sul serio a tal punto
      che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
      o dentro un laboratorio
      col camice bianco e grandi occhiali,
      tu muoia affinché vivano gli uomini
      gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
      e morrai sapendo
      che nulla è più bello, più vero della vita.

      Prendila sul serio
      ma sul serio a tal punto
      che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
      non perché restino ai tuoi figli
      ma perché non crederai alla morte
      pur temendola,
      e la vita peserà di più sulla bilancia.

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    2. Ti stringo, poeticamente!, i tuoi occhi possiedono la luce della nostra Terra, trasmettono vita ^_^

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  11. Assai felice la tua frase letta nelle risposte ai tuoi commentatori: i poeti masci sono carnali e scavani sangue e carne dalla terra, mentre le donne riescono a strappare fuoco dall'aria.
    Io sto bene come sto, da quando ho scoperto di avere molta sensibilità come retaggio lasciatomi da mamma.

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    1. Tu sei tra i miei poeti masculi preferiti, Vincenzo! Sai quanto io ami i tuoi versi... Tu acchiappi sangue e fuoco insieme. Rimango incantata a leggerti, ogni volta... :*

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  12. Io penso che i poeti in generale hanno una sensibilità ultraterrena
    e per questo sono strani , vedono il Mondo in un'altra ottica e parecchi
    soffrono intimamente . Emily ha scelto di vivere reclusa , lo scrivere e
    le Poesie le erano sufficienti.
    Noi amiamo VIVERE nelle grandi e piccole sfumature ,nelle gioie della
    famiglia ,nell'amore,nelle letture , nei viaggi e...leggervi e commentare....
    Bel post Irene . Un bacione ai tuoi cuccioli . Quanti anni hanno ?
    Laura

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    1. Ho sempre pensato anche io che un artista, in generale, riesce a cogliere la sofferenza che si porta dietro ogni essere umano...
      Bacione dato, a entrambi, Laura cara ^_^ Il cucciolo 6, la cucciola 4 :***

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