lunedì 30 aprile 2018

Le Lettere della Domenica #1


Ieri si commentava un poetico e sublime post di Vincenzo Iacoponi, e, commentando commentando, il discorso è andato a parare sulle Lettere. 
Dicevo a Vincenzo che un tempo scrivevo Lettere, tantissime Lettere, quasi sempre di Domenica, perché la Domenica è un tempo quieto che consente di pensare e di scrivere intimamente, così come intimo è il canto delle Lettere che tutti nella vita avremo indirizzato agli affetti che ci circondano.
Detto fatto, ho pensato di inaugurare un filone. Questo filone, Le Lettere della Domenica. Per riprendere un po' l'abitudine, perché scrivere Lettere mi ha sempre emozionato, perché le migliori Lettere le ho sempre scritte per l'appunto di Domenica.
E vorrete perdonarmi se, con questa Lettera, inizio di Lunedì e se di vera e propria Lettera non si tratta. 
Mi spiego, la Lettera che segue è tratta da una delle mie tante novelle imbastite per gioco, ed, esattamente come la leggete, ha partecipato all'edizione 2008 del concorso "Lettera D'Amore" che ogni anno viene organizzato a Torrevecchia Teatina, ottenendo il premio speciale segnalazione. In verità, il premio non sono mai andata a ritirarlo, ma la Lettera l'ho sempre conservata.   


Amore, Amore mio...


SETTEMBRE, -- -- ----


  Mio Caro,

  domenica grigia e uggiosa, triste. Cosa farai tu in questo preciso istante? A cosa starai pensando? Dove si poggeranno le tue mani? Vorrei averle sempre con me le tue mani, come una reliquia da portare in borsa, come un corpo a sé dotato di propria essenza.

  Ti scrivo da questa mattina. Così, senza un motivo ben preciso. Ti ho rivissuto in ogni parola, in ogni lettera digitale che Word mi contrassegna come Abadi Mt Condensed. Ti sto scrivendo in Abadi Mt Condesed, non è buffo? Tutta questa tecnologia che invade le nostre esistenze è buffa. Abbiamo i telefoni cellulari, i novecentonovantanove canali da guardare alla tv, i palmari da portare in tasca, i navigatori satellitari, le e-mail, le connessioni ultraveloci, siamo raggiungibili ovunque e ovunque arriviamo in un millesimo di secondo, eppure non siamo capaci di perderci. L'essenziale rimane per noi, società odierna, invisibile agli occhi.

  È stato ieri, proprio ieri. E non la prima volta che sono venuta da te. E neppure il giorno dopo ancora. E neanche quando abbiamo fatto per la prima volta l’amore. È stato ieri pomeriggio che mi sono accorta di doverti necessariamente scrivere. È stato quando io ero già nel tuo letto, col tuo pigiama addosso e non avevo occhi che per te. È stato quando ti sei levato la maglietta ed io sono stata assalita dalla voglia imperante di correre tra le tue braccia. È stato quando mi hai sollevato da terra e mi hai portato in cucina. 

  «L’acqua per il tè bolle» hai detto tenendomi sempre stretta. Il mio viso sprofondato nel tuo collo, a respirarti. «Prepariamo le tazze» hai continuato afferrando le bustine dal tavolo, senza mettermi giù, senza posarmi un istante, «e prima di tornare a prenderle, ti riporto a letto». 

  Riecco il tuo letto, morbido e profumato di te mentre mi posavi piano nuovamente tra le tue lenzuola. Ti ho stretto ancora di più. Le gambe avvinghiate al tuo busto. I baci che incominciavano a piovere. I tuoi baci, rigogliosi della voglia di me, brucianti di desiderio. 

  Baciami, il tè può aspettare. Baciami ancora. E ancora, ancora, ancora, ancora. Baciami per sempre e non lasciarmi andare, fai che questo istante non finisca, che duri così immutato fino alla fine del tempo. 

  Mi sono persa da questa mattina nel ricordo di Noi. Frammenti come quello che ti ho riportato. Vedi, per usare il linguaggio del resto del mondo potrei dirti che Ti amo, sì Ti amo, o potrei anche affermare di Volerti, o ancora di Sentirti. Cosa cambierebbe? È tutto molto più semplice, tutto più lineare, immobile come un quadro che ti lascia senza fiato, come quando stiamo insieme e tutto sembra al giusto posto. Le nostre mani intrecciate, le tue braccia che mi circondano alla perfezione, il momento esatto in cui mi guardi, lo scambio di emozioni dentro o fuori la nostra intimità.

  Di te mi piace il modo contorto di gustare la vita. Non è proprio la modalità sana che tutti si figurano e rincorrono senza tregua, ma io in te mi rivedo e mi cullo, quasi che tu fossi la mia musica. 

  Tu detesti le macchine, l’informatica in genere. La società è una terrificante macchina annientatrice di anime e di personalità. Io ho paura della società e cerco disperatamente di difendermi da essa. Ci provo con tutte le mie forze ed ogni giorno che passa mi scopro sempre meno idonea. Ho tentato di spiegare questo concetto delineandolo in maniera semplice e senza troppe marcature. I dottori mi hanno ascoltato fissandomi in maniera perplessa e con competente e pomposa professionalità hanno concluso per etichettarmi come “un soggetto instabile ed ereditariamente contorto”. Che c’è di ereditariamente contorto in me?

  «Ha paura della morte?»

  «No, per nulla. Penso solo che morire in questo istante significherebbe l’inutilità della mia esistenza. A meno che, lei dottore, non scopra tutti i miei scritti e non riesca a pubblicarli. Allora cambierebbe tanto. In questo tempo piatto, di storia ferma e di involuzione umana, lei farebbe in modo che il mio essere stata diventi una traccia». Ho risposto proprio così. Lo psichiatra si è rigirato la penna tra le mani ed ha sospirato. Nessuno mai aveva sospirato così profondamente ad una mia affermazione.

  «Ascolti signorina, lei ha bisogno di un po’ d’aiuto. Mi prenda queste compresse tutte le mattine dopo colazione e delle gocce solo in caso di bisogno. Tra una ventina di giorni ci rivediamo e facciamo il punto della situazione».

  Beata scienza.

  Mi sono alzata, ho stretto la prescrizione tra le mani ed ho immaginato te sorridermi e strappare quel pezzo di carta senza senso. Quanto inchiostro sprecato nel mondo.

  Ho sentito dire che la follia si insinua nella mente e nell’animo umano a piccole dosi. Come un verme in una mela o come un veleno assunto per un lungo periodo ed in grado di farti marcire lentamente. Io non sono folle. Non credo di esserlo. Di marcio noto solo quel che mi circonda. Il sistema, il pensare comune, il falso benessere, il lusso ostentato, l’integrazione a tutti i costi, le etichette delle classi. Stiamo tornando indietro. Torniamo rovinosamente alla mentalità delle caste, alla realtà asfittica dei luoghi di provenienza. Non c’è ricambio generazionale, si prosegue con la volontà ineluttabile della vita per conoscenza e per inerzia. E quel che risulta peggio è il processo silente di questa regressione che non porterà questa volta a nessuna rivoluzione ma semplicemente all’annientamento dell’individuo. Anomia sociale: sui cavalli della giostra c’è già chi si sollazza girando a vuoto, il resto è emarginazione, il resto è il nulla mentale della massa che si perde nei ghirigori sontuosi dei vari colossalmercati, dove le domeniche si restringono, gli impulsi sessuali diminuiscono ed i figli imparano a mangiare al mac e a desiderare il cellulare come base di partenza per la loro crescita.

  La nostra alchimia è un sentimento strano che non so comprendere o tanto meno spiegare. È il richiamo della tua essenza che si fa concreta solo nell’attimo esatto in cui ci rivediamo e tutto tace, nello stesso silenzio in cui mi hai chiesto se sei bello, se ti trovo bello. Mi è venuto da ridere. Forse te ne sei accorto. Ridevo perché per me sei sublime. Sei l’armoniosità fisicomentale per eccellenza. Potrei enumerarti la miriade di perfette incastonature che esistono tra il tuo corpo e la tua mente, ma è un concetto troppo difficile da espletare perché forse troppo soggettivo e riguardante me.

  Il bello è nella tua espressione intelligente e canzonatoria, mutabile al mutare degli argomenti. Il bello è nella linea volitiva delle tue braccia che perfettamente si intona alle tue spalle forti, espressione delle tue certezze. Il bello è nel tuo bacino maschio che spinge virilmente l’uomo che sei e che sai di essere. Un uomo dolce e sensuale, forte e contorto, pretenzioso e menefreghista con cognizione di causa e con le dovute debolezze da cui difendersi.

  Questo sei per me: un microcosmo di emozioni inscindibili e provocatorie. E non so se qualcun altro ti veda o meno così, in realtà non me ne frega niente. Ciò di cui vado fiera sono la rilassatezza dei tratti quando mi hai tra le braccia, quelle minuscole fossette ai lati del viso che fioriscono solo dopo avermi avuto, mentre il volto, il tuo volto, si distende fino a sembrare più grande, fino a farmi credere che sei cresciuto in quel frangente di corpi aggrovigliati, in quell’istante di discorsi inesistenti e vaghi, in quella completezza di desiderio infinito e appagato e di infiniti desideri ancora tali.

  Questo sei per me. E molto molto di più.
  Non permettermi di perderti. Qualsiasi cosa accada, non permetterlo.

  Tua per sempre,

  N.

Immagine da Internet


23 commenti:

  1. Eheh ottima idea e ottimo esercizio di stile.
    Che in fondo, dai, le lettere sono anche a noi stessi.
    Ci sono anche dei tratti vagamente erotici, chissà come dev'essere ricevere una lettera così bella e appassionata :)

    Moz-

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    1. Bè... devo confessarti, Miki, che nella versione originale, quella scritta dalla protagonista nel racconto che avevo portato a termine, il vagamente era molto meno vago... ehehhehehe... Poi per via di decenza da concorso ho censurato ^_^
      Bello, deve essere. Molto molto bello ed emozionante ;)

      Ciao! Grazie e buona festa! :***

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  2. Capperi, Irene!!!!!!! Fantastica!
    Ricevere una lettera così... :)
    Io non ne ho mai scritte. E' una cosa che non mi riesce.
    Ciao stella!

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    1. Secondo me ti riuscirebbe molto bene, cara Patti. Possiedi l'animo giusto, il giusto trasporto e sei immensamente poetica...
      E poi non è vero che non ne hai mai scritte di lettere, io in tutti questi anni che ti conosco e ti leggo ho beccato una volta una lettera fighissima a Montalbano (giusto?) e qualche altra di sicuro... (Ma ti ricordi le lettere ai personaggi famosi di qualche Natale fa? ahahahahahahahah Ti eri fomentata da morire! Ed io che avevo scritto allo chef Borghese e non mi ha mai risposto - lo Stro---zzo! -_- !!!
      Quuuuiiindiiiiiiiiiiiiiii...

      Se vuoi iniziare, se mai avrai l'ispirazione, quella giusta, quella intensa, o anche quella divertente, io ti ospito volentieri nelle Lettere della Domenica, mi casa es tu casa :DDDDDD

      Buona Festa!!! :****

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    2. E chi non ricorda le lettere della Patri?
      Ho ancora l'appunto di una cosa da fare ... chissà che ...

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    3. Irene... scusa!!! Mi ero persa la tua risposta. Ma qunado sarai vecchierella come me te ne accorgerai pure tu ahahahahha
      Dunque, se non ricordo male, due lettere a Salvuzzo mio, una al giudice Petri e poi non ricordo. Boh!
      Devo avere la testa a posto però, stella. In questo momento il caos regna sovrano qui...
      Bacio stella!


      Squitty...che stai pensando????????????????

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    4. Patri, che pure io devo scrivere una qualche lettera ...

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  3. Mamma mia che lettera!
    Mi piacciono le lettere, ne ho scritte tante e ne ho ricevute altrettante tante, le conservo in una scatola molto antica, fino a qualche anno fa mi ritagliavo dei momenti per andare a rileggermele, con calma, e con la medesima emozione di allora, ma non l'ho più fatto e prima o poi le butterò.
    sinforosa

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    1. No, Sinforosa, no... Non buttare delle lettere, specie se ti hanno emozionato, se le hai conservate per tanto e tanto tempo. Le lettere sono tracce di vita, pezzi di noi. Buttare delle lettere, a meno che il gesto non assuma una valenza di rinascita, significa rassegnarsi alla vacuità della vita.
      Non buttarle, torna a leggerle piuttosto, specie se ti emozionavano.
      Ecco, una cosa che manca a me sono le lettere cartacee. Le mie di lettere appartengono quasi tutte all'era digitale, scritte e ricevute tramite email e da me accuratamente catalogate e salvate in file.
      Fa poco romantico detta così ehehehehhe...

      Un abbraccione e buona festa :*

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  4. Cara Irene, tu mi metti in difficoltà! con le tue lunghe lettere che alla domenica scrivi.
    Ci provo a risponderti bene ma credo di sbagliare!!! Perciò!
    Ciao e buon primo maggio con forte abbraccio e provo a sorridere:-)
    Tomaso

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    1. Tomaso, io sto sorridendo a te, ma tanto tanto tanto tanto...
      Il sorriso, quello sempre ^_^...
      Ti abbraccio forte, ti auguro buona festa e chissà... dopo che avrò assaporato la storia della tua vita una lettera deciderò di scriverla a te, così come le scrivevo a nonno appena giunta all'università a Roma :***

      Un

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  5. Straordinaria, e non avevo bisogno di leggere la tua risposta al commento di Miki Moz perché me l'ero immaginato che non poteva che essere estremamente più esplicita, lo si respirava tra parola e parola (e sarebbe stato meglio se così spontanea fosse rimasta), erano adagiati sulle pareti della tua gola rapace quei suoni acuminati, li lasciavi dondolare tu tra un bacio e un sospiro.
    Non ho mai ricevuto ai miei verdi tempi lettere così, eppure ne ho conosciute di donne che si lasciavano carezzare dall'amore infinito, ma erano, come si suol dire, altri tempi. Nemmeno un uomo poteva esprimersi così figuriamoci una donna.
    Ti ho ispirato questa rubrica?
    Ne sono fiero.
    Basta essere sinceri e se stessi ed incontrare una Irene Z.

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    1. Straordinario è chi riesce ad accendere negli altri lo stimolo ad intraprendere qualcosa di nuovo, Vincenzo ^_^ Fosse anche una rubrica alla domenica...
      Io le ho avute in mano delle lettere discretamente accese ma con eleganza, relative ai tempi, insomma; e parlo comunque del periodo tra le due guerre. Delle lettere scritte al prozio di mio marito, un personaggio colto e giramondo, un pò ambiguo, da quanto mi hanno raccontato; con tanto di foto "osate" delle signore che scrivevano. Le volevo rubare tutte quelle lettere, appropriarmene senza pietà, ma ovviamente, non appartenendomi, non ho potuto farlo.
      E poi, poi lo scempio... quando le ho richieste, anni dopo, la tremenda verità: buttate, che dovevamo farci, abbiamo ripulito tutto...
      E devo dire che per un istante ho seriamente pensato di agire con una strage di famiglia.

      Ti abbraccio e ti auguro una splendida festa :***

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  6. Complimenti, non posso che unirmi agli altri nel dirti che sei davvero stata brava ed hai avuto un'ottima idea per il post.

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    1. Grazie Daniele, spero che a te siano giunti sopratutto i punti sulla "socialità" ;)
      Un abbraccio!

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  7. Meravigliosa è qella persona che riesce con le parole a regalare emozioni così grandi ... non importa se non hai ritirato il premio ... lo hai vinto e hai lasciato un segno ... ti auguro di riuscire in quel che tanto ti appassiona ... imbastire emozioni... racconti ... momenti di vita ... un bacione

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    1. Solo chi mi vuole un bene sincero può farmi un augurio così bello ^_^... E fino adesso i tuoi auguri, Giusi cara, mi hanno sempre benevolmente accompagnato traducendosi spesso in realtà...
      Ti voglio un bene immenso, anche io :*

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    2. Che bello scrivere le lettere. :)

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  8. Iniziare a seguire il tuo blog e trovarsi a leggere una lettera così, bé è un approccio di quelli che non dimentichi. Le parole scavano e disegnano, bellissime!

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    1. Ciao Rosalia! E benvenuta! Perdonami, mi ero persa il tuo commento. Grazie di cuore, spero approfondiremo la nostra conoscenza.
      Una buona giornata :*

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    2. Ho dato un'occhiata al tuo splendido blog. Bellissimo! Ci tornerò con calma, intanto mi sono iscritta alle news ^_^
      A presto! :*

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  9. Straordinaria come sempre, Irene.
    Arrivi sempre diritta al cuore.
    Bravissima!

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    1. Eh, il cuore!, questo strano muscolo... uuuuufff!
      :DDD

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