venerdì 18 gennaio 2019

Siamo di Più, di Più di quel che Siamo...


Il Ritorno è sempre un nuovo inizio, 
è un presupposto, 

è un Pensiero:

Essere Migliori, 
meglio del meglio di noi stessi. 


   Avanzare spavaldi, 
a piedi scalzi e l’anima in mano, 

fiduciosi di superarci.

Siamo il ritratto che di noi porgiamo, 
i colori che gli altri scrutano. 

Siamo il bene se coltiviamo bene, 
e lucentezza se ci riesce di sorridere.

Siamo di più, 
di più di quel che siamo, 
di più di ciò che vorremmo essere.

Siamo noi ad avere ali immense di sogni, 
le uniche in grado di portarci in volo.

Ciascuno di noi, Tutti.

Se solo smettessimo di perderci di vista, 
davanti allo specchio,
 tra la folla, 
oltre i vetri dei palazzi,
 nelle strade.

Se solo ricordassimo di ricordare 
che siamo il meglio del meglio di noi stessi,

e avanzassimo a piedi scalzi e l’anima in mano, 
brillanti di arcobaleno,


nutriti ancora dai sogni e dallo stupore di Esserci.

Irene Z. 
dalle Mie Poesie

martedì 15 gennaio 2019

Mi piace entrare nei bar quando fa freddo

Lo penso adesso, mentre varco la soglia di questo bar di periferia ed il fiato gelido si impregna dell’odore dolce dei cappuccini e dei cornetti appena sfornati. Mi piace entrare nei bar quando fa freddo. Non è come quando fuori c’è una temperatura accettabile, e non è neppure come quando in estate l’aria condizionata dei locali pubblici ti stronca le funzioni vitali. 

Sciogliersi nel tepore condensato di zucchero di un bar quando all’esterno si va tutti rannicchiati e col respiro trattenuto è quasi come rientrare in un grembo materno. 

E’ un piacere che per un istante ti fa socchiudere gli occhi e che ti fa arrendere ai vapori sofficiosi di vita che appannano i vetri ghiacciati degli occhiali e pure l’anima. 

Osserva quante stille di energia propositiva si sono incontrate qui, stamattina, per il tempo di una gradevole partenza. I bar d’inverno sono come angoli di paradiso, con la luce soffusa ed una linfa densa di calore umano. 

Sorrisi lievi che ballonzolano da un cappello di lana all’altro, una mano leggera poggiata su un giaccone, un velo di pasta sfoglia rimasto per caso a vegliare su di un bacio rubato accanto alla finestra, l’argento di due teste che spicca sull’ambrato del caffè che vagheggia in una traccia sulle labbra. 

Vi è una tenera perdizione dal reale, in un bar d’inverno. Godo di tale preziosità, senza che alcuno sia veramente consapevole della fortuna condivisa da questa microscopica porzione di mondo. 

Siamo al 15, di già. Il barista si prodiga intorno alla mia tazza e impreca contro il tempo fugace. Poi ti giri ed è già passato un anno, così dice. 

È giovane, ha sulla bocca la canzone che sta passando alla radio di sottofondo. And way down we go, oh, way down we go… 

Ma non che non sprofondiamo, nessuno sprofonda oggi. È il 15 gennaio, il bar d’inverno è carico d’umanità, tutto andrà bene. Non ci sono propositi speciali, sarà un anno buono, un anno giusto. Inventeranno un’unica cura per guarire tutte le malattie, le guerre finiranno, i ricchi daranno ai poveri, tutti vinceremo alla lotteria. Ed anche se non sarà così, tenteremo di vedere le cose belle oltre a quelle brutte, proveremo a ridere anche quando le lacrime si affacceranno, porteremo un sorriso ogni volta che l’odio e l’idiozia rischierà di prendere il sopravvento, ringrazieremo per la grande opportunità che ci è data solo per il fatto di esistere. 

Quando, poi, dopo l’estate, tornerà il freddo, ci incontreremo in un bar, a respirarci in un breve ma intenso istante di dolcezza. Di quella dolcezza che in pochi notano ma che può riempire il cuore e la mente in una mattinata di gennaio.

Immagine da internet

lunedì 31 dicembre 2018

BUON 2019!

Quest'anno ho quasi baipassato del tutto gli auguri di Natale. C'entrerà in qualche modo l'esigua fede che mi accompagna e che riguarda tanto il credo nella religione quanto la speranza - aimè - nella società. 
Che poi la Natività conserva ai miei occhi lo stesso identico significato di condivisione, unione, accettazione e solidarietà degli animi che ho imparato ad attribuirgli sin da bambina, non fosse che negli ultimi tempi non riesco più ad esprimerlo in maniera adeguata. 

Ma oramai il Natale è andato. Come disse qualcuno, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato...

Gli auguri per un buon inizio di anno ci tengo a farli

Il 2019 mi sta pure simpatico. Suona bene il 2019, due-mila-dicia-nnove: pare quasi una promessa d'amore. 

Cosa augurare?

Sì, sì, tutte quelle cose lì, la salute prima di tutto, il lavoro, la pace, la serenità, tanti soldi che non guastano mai, un marito o una moglie se non ce l'avete, un divorzio tranquillo se avete un matrimonio di troppo... Insomma, nel calderone dell'augurio, tutte le cose desiderate e desiderabili.

Io, tuttavia, ogni anno ci provo, che tanto è vero che ogni momento può essere un nuovo inizio e non c'è bisogno di aspettare Capodanno per resettarsi ed auto-stilare dei buoni propositi, ma già che il Capodanno è obbligatorio, approfittiamone, 

e quindi il mio augurio speciale è quello di riuscire a vedere finalmente la Felicità, la felicità vera. 
La Felicità che gironzola in ogni vita, su ogni storia, quella fatta dei piccoli momenti di gioia e dello straordinario spettacolo di esistere al mondo. Chi cerca la felicità altrove, in grosse imprese, in immense ricchezze, è quasi certo non la troverà mai.

Insieme alla Felicità Quotidiana e Straordinariamente Ordinaria, auguro tanta tanta Leggerezza. Senza la leggerezza di vivere, la vita si fa un macigno da portare avanti, da trascinare. Cerchiamo di essere leggeri, di non prenderci sempre troppo sul serio, di non attaccarci costantemente alle stronzate. Che pesantezza di vivere che noto in giro, persino sul web. Anzi, in particolare sul web, auspico per il 2019 una sana e fortissima ventata di leggerezza, e auguro a chi ha problemi psico-pato-mentali di non sfogare le proprie manie compulsive e caratteriali in rete, di ritrovare piuttosto la propria leggerezza da un bravo psicoterapeuta, che anche queste figure professionali devono lavorare, sono lì al proprio posto esattamente per questo, perché rendere inutile la loro presenza quando ve ne è di evidente bisogno.

Nonno diceva, ridiamo questi tre giorni che ci rimangono, che dopodomani non ci saremo più. E dopo la grattatina di scongiuro, afferrate il concetto. Se tutti ricordassimo con maggiore frequenza  che il tempo a nostra disposizione non è eterno, probabilmente sfrutteremmo ogni giorno della nostra vita in maniera più intensa, più costruttiva, più divertente ed anche più folle, ma di quella follia sana di cui Erasmo cantava  e di cui si diceva fosse opera della natura madre del genere umano che aveva infuso nell'uomo più passione che ragione, perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso.

E' questo che ci AUGURO, Amici ed Amiche Carissimi che con Immensa Gioia ho l'Onore di frequentare in questo spazio, che in mezzo a tutte le difficoltà, la sofferenza ed i problemi che imprescindibilmente il nostro essere uomini e donne ci impone, noi riusciamo a trovare sempre la forza per sorridere ed amare.

Sorridere e Amare.

BUON 2019 A TUTTI!












giovedì 13 dicembre 2018

La pipì santa di Santa Lucia

Oggi ricorre Santa Lucia. Di Santa Lucia si ricordano più o meno tutti. Non so bene come funziona la classifica dei santi più gettonati, ma Lucia, se così si può dire, rientra in quella rosa dei santi Vips.

Quando ero piccola a Santa Lucia si mangiava il mais bollito. Non so bene da dove provenisse questa tradizione e se fosse osservata in tutte le famiglie del sud, ma a casa mia la nonna e le sue sorelle si procuravano chili e chili di mais e durante la sera che precedeva il 13 dicembre lo bollivano a dovere in casseruole conservate appositamente per l'occasione.  Le pie donne si occupavano, probabilmente, anche di salarlo al punto giusto il mais, ma la versione ufficiale che veniva raccontata a noi bambini era che durante la notte Santa Lucia fosse passata e ci avesse fatto pipì sopra.

Ora, nonostante il bene per la Santa e l'adorazione che nutrivo per le donne della mia famiglia, ricordo chiaramente che mangiare il mais di Santa Lucia a me risultava piuttosto ostico. Va bene che la sua pipì era santa e per nulla paragonabile a quella degli uomini terreni, ma bagnarci addirittura il mais e poi darcelo da mangiare mi pareva già in tenere età una cosa antigienica e per nulla raccomandabile.

Come faceva, poi, Santa Lucia a fare pipì sul mais di tutto il mondo? Ne doveva bere di ettolitri d'acqua, povera... Per non parlare del fastidio di andare di qua e di là a sollevarsi le vesti, a centrare le pentole, a cercare di evitare performance disastrose... Io, ad esempio, ero negatissima a fare pipì senza il supporto del gabinetto.

La nonna e le zie mi rimproveravano. Zitta, mischina, mangia, che la santa è felice e ti esaudisce...
Ed io, giuro, mangiavo, che a far incavolare la nonna, le zie e la Santa di certo avevo tutto da perdere.

In età consona ho smesso di mangiare mais bollito e sopratutto salato. Ma darei qualsiasi cosa per tornare un solo istante all'incoscienza dell'infanzia mentre tengo tra le mani la ciotola con il mais irrorato dalla pipì santa di Santa Lucia e mi bevo con gli occhi i tratti spensierati delle donne che mi hanno cresciuta e che ancora mi sorridono da quei momenti felici, nonostante gran parte di loro non sia più qui a festeggiare il 13 dicembre insieme a me.

Le tradizioni rappresentano l'immortalità di chi ci ha preceduto e con amore ce le ha fatte conoscere.
Le tradizioni sono la linfa delle nostre radici.

E voi, avete una tradizione che ruota intorno alla Santa di oggi?

Immagine da Internet

martedì 11 dicembre 2018

Prove d'Amore e di Felicità

È già Natale. Sembra una frase confezionata da prendere e tirare fuori proprio in questo periodo dell’anno. È già Natale, solo l’altro giorno era agosto e adesso eccoci a smanettare con alberi e pastorelli. Eppure è vero. Il tempo è relativo, è ciclico. Abbiamo necessità che lo sia: cerchiamo un tempo che dia un ritmo alle nostre esistenze, che non ci abbandoni nel bel mezzo di orizzonti e confini per nulla definiti. È la natura dell’uomo. È il senso che proviamo a dare alla nostra permanenza sulla terra. 

È già Natale. Tra un frammento caotico e l’altro, mi capitano pure di queste giornate. Giornate miti, meno frenetiche, più umane. 

In queste giornate mi piace andare per il mondo, guardare il Natale che è già arrivato, gustarmi le persone una ad una. 

Le persone, anche se non le conosci, sono sempre un pozzo di emozioni

Stamattina al bar faceva colazione il macellaio del supermercato accanto. Si capiva che era il macellaio perché aveva la casacca sporca di grasso e sangue di bistecca e lo stemma del Conad appiccicato sopra. 

“L’amore con l’amore si paga, non cantavano così?” ha detto col faccione sorridente e il cappuccino in mano rivolgendosi a me ed al barista. 

“Così pare…” ho sorriso io. 

“Ma pure con un assegno non sarebbe male” ha aggiunto una tizia dal tavolo vicino. 

“Ahhh” ha fatto il macellaio “arieccole le femmine, tali e quali a mia moglie… L’amore con l’amore si paga, almeno a Natale, a Natale bisogna essere più buoni…”. 

A Natale bisogna essere più buoni. Me lo dicevano anche da piccola. Non solo a Natale, certo, ma già che ci siamo e che il periodo fa da ispirazione. Essere più buoni. Provare, se non altro. Esercitarsi. Lanciarsi in delle Prove d’Amore, ecco, come si trattasse di un allenamento per superare un personalissimo traguardo fisico. 

Così, ho pagato il caffè e mi sono apprestata ad uscire. “L’amore con l’amore si paga” ha detto ancora il macellaio “perché gli uomini sono svalvolati, fanno la guerra ma l’unica cosa che vanno cercando è l’amore”. 

Allenarsi con delle Prove d’Amore, grandi o piccole che siano, nei confronti di se stessi e degli altri: continuo a pensarci da stamattina. Intorno solo cose brutte, tragedie che fanno accapponare la pelle, lo sfascio di una società che non accenna a rinsavire. Ma se ciascuno di noi mettesse in pratica un po’ di bene, andasse per la strada con uno spirito diverso, si facesse promotore fosse anche di minuscole rivolte contro l’assuefazione all'ingiustizia, al degrado degli ideali, al male che imperversa… 

Non è anche questo Natale? 

Voglio continuare a credere nella stilla di bene che è insita nell’essere umano. In fondo, l’amore con l’amore si paga. Mettiamo in circolazione il nostro amore come fosse moneta, metteremo in moto l’economia dei cuori di chi ci circonda. 

E voi, avete delle Prove d’Amore con cui esercitarvi in questo periodo che rimane pur sempre magico?

Immagine da Internet

giovedì 22 novembre 2018

#plussong - Il bar della rabbia

Ci sono canzoni che per quanto mi riguarda assumono una valenza maggiore rispetto alle altre. Ora  penserete, embbe, sai che scoperta, chi è che non possiede la sua lista di canzoni preferite? E invece no, non si tratta di semplici play list o di canzoni che ascolto per il piacere di farlo, bensì di perle musicali che io stessa eleggo e che nella mia testa posiziono nello scomparto delle robe speciali per svariati fattori.

Le plussong= plus song= maccaronicamente: piùcheunacanzone - come le chiamo io, che oramai inglesizzare fa tanto scic.

Solitamente quando mi imbatto in una plussong entro in un tunnel senza ritorno. Trascorro mesi ad ascoltare quella canzone almeno un paio di volte al giorno e finisco per perseg... ehm... per intrattenere chiunque mi stia intorno con l'invito ad ascoltarla ed i sani tentativi a condivederne e sviscerarne ogni più recondito significato.

Tuttavia, oibò, nessuno mi da veramente ascolto. Mi liquidano, Loro, gli ingrati: i parenti, gli amici, le vicine di case, gli sconosciuti in fila al supermercato a cui tento di offrire un appiglio costruttivo durante la sterile attesa di pagare. 

Vi perdono, voi che non porgete l'orecchio alla salvezza delle mie raccomandazioni canore, ma solo perché non sapete cosa fate.

Visto che già c'ero, ho comunque pensato: perché non parlarne nel blog?

Appunto, parliamone.

Ed entriamo nel vivo. La #plussong di oggi: Il Bar della Rabbia, di Alessandro Mannarino.

A me Mannarino piace un sacco, sarà che mi è simpatico a pelle, sarà che ai suoi esordi l'ho incrociato mentre cantava in un locale di Roma e mi son detta, amvedi questo, che voce da paura, che stornellatore moderno, che testi goduriosi, sarà che nel tempo mi ha dato parvenza di aver mantenuto la sua identità.

Il bar della rabbia è la sesta traccia dell'album d'esordio di Mannarino, una figata pazzesca in cui si incrociano tutti i modi e i mondi di questo  cantautore romano che passa con disinvoltura dallo stornello in romanesco alla ballata salentina, con dei testi che sono una chicca da prelevare, assaporare e conservare con cura.

La canzone di cui vi parlo sta nella mia #plussong list proprio per il testo ed il significato che se ne può trarre. E poi perché mi fa sorridere. Il bar della rabbia è il bar in cui metaforicamente ci incontriamo ogni giorno tutti noi, noi gente comune, che fatichiamo, lottiamo, subiamo, ci arrabbiamo, ma che alla fine abbiamo un unico grande infinito amore che ci accomuna: l'amore per la vita e per tutte le sue piccole bellezze che ne fanno una cosa grande e straordinaria.

IL BAR DELLA RABBIA
*in rosso le mie riflessioni ad ogni ascolto

"Quanno un giudice punta er dito contro un
povero fesso nella mano strigne artre tre dita
che indicano se stesso.
*(e ce ne stanno di giudici e giudicanti in giro...)

A me arzà un dito pe esse diverso
me fa più fatica che spostà tutto l'Universo.
(pure a me, una fatica...)

So na montagna... se Maometto nun viene...
mejo... sto bene da solo, er proverbio era sbajato.
(vuoi mettere, meglio soli che mal'accompagnati...)

So l'odore de tappo der vino che
hanno rimannato ndietro 
So i calli sulle
ginocchia di chi ha pregato tanto e nun ha mai
avuto e ce vo fegato... ahia...
(che dirti, continuiamo a pregare e a credere... prima o poi...)

So come er vento... vado ndo me va...
vado ndo me va ma sto sempre qua.
(a chi lo dici, però il vento è bello, è immenso...) 

E brindo a chi è come me ar bar della rabbia e
più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.

So er giro a voto dell'anello cascato ar dito
della sposa che poi l'ha raccorto e me lha
tirato e io je ho detto: mejo... sto bene da solo... 
Senza mogli e senza buoi
e se me libero pure dei paesi tuoi sto a cavallo... e se me gira faccio fori pure er
cavallo tanto vado a vino mica a cavallo.
(Mannarino, sei un poeta!)

So er buco nero der dente cascato ar soriso
dela fortuna e la cosa più sfortunata e
pericolosa che mè capitata nella vita è la
vita, che una vorta che nasci, giri... conosci...
intrallazzi... ma dalla vita vivo nunne esci...
(a ricordarselo...)

uno solo ce l'ha fatta... ma era raccomannato...
Io invece nun c'ho nessuno che me spigne
mejo...n'se sa mai... visti i tempi!
( ahahahahahha - vedi un pò...)

Ma se rinasco me vojo reincarnà in me stesso
co la promessa de famme fa più sesso
e prego lo spirito santo der vino dannata
di mettermi a venne i fiori pe la strada
che vojo regalà na rosa a tutte le donne che
nun me l'hanno data come a dì: tiè che na so
fa na serenata!
(io se rinasco in cosa mi voglio reincarnare?... Però mi metto in lista per la rosa)

E brindo a chi è come me
ar bar della rabbia o della Arabia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.

Ma mò che viene sera e cè il tramonto
io nun me guardo ndietro... guardo er vento.
Quattro ragazzini hanno fatto n'astronave con
npò de spazzatura vicino ai secchioni, sotto
le mura dove dietro nun se vede e cè naria
scura scura.
Ma guarda te co quanta cura
se fanno la fantasia de st'avventura
Me mozzico le labbra
me cullo che me tremano le gambe de paura
poi me fermo e penso:
però che bella sta bella fregatura...
(che bella sta bella fregatura, quanto è bella...)

E brindo a chi è come me ar bar della rabbia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia."

Brindo anche io! A chi è come me, a chi ama la vita e a chi non smetterà mai di credere nei sogni.




lunedì 19 novembre 2018

Gli uomini peggiori

La scorsa settimana leggevo da Claudia Turchiarulo un post inerente una notizia che ruotava intorno allo stupro coniugale. Ovvero, alla moglie non andava di fare sesso ma il marito testardo approfittava di lei persino durante il sonno. E' naturale che ciò, nonostante il vincolo matrimoniale, venga considerato violenza e nient'altro che questo. Se ne può discutere, ma da qualsiasi angolazione la si guardi, posta in questi termini, la faccenda sa comunque di costrizione...

Ci riflettevo. In verità, rifletto spesso sulla posizione e sul ruolo di noi donne "moderne". Perché un tempo era palese la zona d'ombra in cui stazionavano le nostre nonne o anche le nostre mamme, soggiogate dalla figura maschile ma dotate di una forza intrinseca che le rendeva delle strateghe pronte ad agire dietro le quinte e forse più preparate a tirare le fila e ad indirizzare una famiglia intera ma senza lo scontro diretto con il capofamiglia. Erano delle guerriere, quelle donne, dei samurai addestrate ad agire nel buio dei loro focolai per il bene generale di chi stazionava sotto la loro ala.

E non parlo di quelle donne che subivano propriamente delle violenze, che venivano percosse, umiliate, ferite e che non avrebbero denunciato pubblicamente neppure sotto tortura. Per quelle dovrei condurre un discorso a parte. Mi riferisco piuttosto alle donne con una situazione nella norma, quelle donne a cui magari non andava neppure di concedersi alla sera al marito ma che intendevano il sesso come un dovere a cui non ci si poteva sottrarre; le donne normali dell'epoca, né troppo sfortunate, né in alcun modo rivoluzionarie. Le stesse donne con cui siamo cresciute.

Perché dopo quelle donne, siamo arrivate noi, le donne Moderne. Le donne con un carico di sogni da realizzare, le donne aperte, sessualmente disinibite, con la possibilità di scegliere cosa fare, dove andare, chi sposare e persino quante volte mettere su famiglia.

Noi donne Moderne, che vantiamo e sventoliamo la parità dei sessi come fosse una conquista affermata, consolidata, inalienabile, facilmente fruibile ed assolutamente vantaggiosa. 

La parità dei sessi. 

La donna pari all'uomo. Pari diritti, pari opportunità, pari impegno fuori e dentro casa, pari collaborazione con i figli e con la gestione dell'economia domestica.

Poi, mi guardo intorno, io, donna Moderna, madre e moglie, guardo le altre donne che oscillano intorno alla mia generazione e mi dico: ma de che? Dov'è questa parità? Che stiamo facendo? Come ci siamo ridotte? Cosa sopportiamo?  

Siamo delle equilibriste, noi donne Moderne, dei giocolieri con doti di magia e poteri extra-sensoriali. Noi studiamo, intraprendiamo carriere, intavoliamo relazioni sentimentali sensate, costruiamo famiglie, diventiamo madri e poi proviamo a fare tutto quello che facevano i nostri padri fuori ma con l'aggiunta del carico di cui si sobbarcavano le nostre mamme dentro, per nulla agevolate da una società  ancora chiaramente di stampo maschilista e spesso neanche supportate dai nostri compagni di vita.

L'omm', a grandi linee e con le dovute eccezioni, rimane omm'. Perché sarà pur vero che gli uomini da relegare a bestie sono quelli violenti, gli stupratori, i molestatori, ma è sacrosanta verità che l'annientamento di una donna passa anche attraverso sofferenze meno evidenti ma allo stesso modo incisive.


In questi termini gli uomini peggiori sono forse quelli che ti fanno sentire un niente, una nullità.

Gli uomini peggiori sono quelli che non ti riconosco un merito.

Gli uomini peggiori sono quelli che ti annientano, poco a poco e un giorno dopo l’altro.

Gli uomini peggiori sono quelli che non hanno mai una parola buona ma sanno abbondare di critiche.

Gli uomini peggiori sono quelli che non trovano un momento da trascorrere con i figli.

Gli uomini peggiori sono quelli che non ti parlano ma usano il sarcasmo per comunicare.

Gli uomini peggiori sono quelli che ti rinfacciano anche un centesimo speso.

Gli uomini peggiori sono quelli che danno tutto per scontato, compleanni, anniversari, sogni.

Gli uomini peggiori sono quelli che ti fanno morire lentamente, distruggendoti dall'interno.

Gli uomini peggiori sono quelli che ti portano via tutto, amore, amicizie, famiglia.

Gli uomini peggiori sono come un cancro, per liberartene devi soffrire molto e se non trovi una cura efficace in tempo sono quelli che ti strapperanno la vita da ogni briciola di carne.


Allora, in un mondo un cui ci hanno sbattuto in prima linea con l'idea di essere delle conquistatrici ma senza offrirci gli strumenti adeguati e le giusta attrezzatura per combattere, scegliamo almeno bene i nostri Uomini. Scegliamoli con cura, senza timore della solitudine e senza la smania di colmare vuoti lasciati da dinamiche ancestrali che ci appartengono per natura. 

I grandi cambiamenti avvengono sempre partendo dalle piccole cose. Cambiamo il mondo, partiamo da Noi. Difendiamo a spada tratta la nostra Femminilità. Non saremo mai uguali agli uomini, saremo sempre molto molto di Più.

Immagine da Internet