mercoledì 12 settembre 2018

Cronache di Straordinario Truccamento... e fine di un'Estate - Seconda Puntata


Così, è passato. Il matrimonio, quello di cui vi avevo parlato un post fa e a causa del quale volevo dedicare un approfondimento intorno all'universo make up sul quale, ve lo devo dire, mi sono fatta una cultura. 

È andato tutto come doveva andare, gli sposi si son sposati, i miei tesori – paggetto e damigella – sono stati impeccabili, la festa s’è fatta, gli invitati hanno banchettato a dovere, il vino è sceso a fiumi, e, nonostante gli scompensi dello stress del prima, gli eccessi del durante e gli strascichi del dopo, siamo tutti sopravvissuti. 

Ed Io? E la mia missione di truccatrice profescional? Bè, modestia a parte, sono stata una grande. Ma quale Magali Beauvue, quale Clio Zammatteo in arte Makeup, la vera regina del vienichetitruccoIoalmatrimonio è qui che ve ne scrive; e mentre lo dico scodinzolo fiera di unghie ancora rosse con lunghezza sopra la – mia – media e ritocco artistico sull'anulare – mica robetta da niente.  

Perché Io, ero pronta. Mi ero equipaggiata di tutto. Avevo studiato su decine e decine di tutorial in giro per internet, avevo preso appunti, avevo severamente interrogato le commesse di ogni singolo negozio di cosmetica in cui avevo messo piede – in particolare, avvicinatevi che ve lo dico sottovoce, sia mai che come in passato mi si accusi di fare pubblicità occulta nei miei articoli… le commesse del negozio Kiko, che poi è stato la miniera principale di acquisizione, essendo la catena meno cara e più fornita che mi sono ritrovata al sud.
 

Insomma, Io, finalmente sapevo di lisciante, di primer hard, medium, light, di tonalità di correttori verdi, arancio, salmonati, sabbia, di fard e fondotinta, di counturing – che non è uno sport da praticare in mezzo al deserto – e camouflage, di illuminanti, di blanch, di sfumature a freddo, di terre abbozzanti, di tinte labbra con durate stratosferiche e passaggi di eyeliner che neppure un architetto poteva eguagliarmi per precisione. 

Sapevo tutto. Mi ero esercitata su tutto e prima del fatidico 3 settembre avevo fatto prove e riprove su ogni componente femminile della famiglia che sarebbe dovuto passare sotto le mie mani, tanto che ad un certo punto ero stata costretta a bloccare ogni esercitazione per il rischio di terminare la scorta dei prodotti ancora prima che arrivasse la mattina delle nozze. 

E forse è stato quello. È stato quel giorno di stacco. È stata l’interruzione del filo diretto d’allenamento a cui mi ero abituata. Fatto stà che all’ora X, quando zie e cugine si sono accalcate intorno al salone di estetica allestito come un campo da guerra in sala da pranzo, io ho dimenticato ogni nuova nozione immagazzinata ed ho fatto quello che faccio di solito: crema idratante, un filo di fondotinta per tutte, una spolverata di cipria, ombretto, rossetto e via. 

Un successone

Le cose semplici sono sempre quelle che riescono meglio. 

Le cose semplici. Come l’estate che è appena scivolata tra le dita. Un’estate liquida di emozioni e sentimento, di ricordi ritrovati e di momenti nuovi oramai indimenticabili. 

La tengo ancora qui, quest’estate, tra il pollice e l’indice, tra il cuore e l’anima, la osservo da tutte le angolazione e negli scatti che rimarranno indelebili, a dispetto del tempo che si occuperà di corroderli nelle mente. 

Qualche giorno ancora

Ancora qualche giorno, per accarezzare lieve la fuga con i pargoli da Roma, il soggiorno in Calabria da nonna, la nostra prima avventura di tre giorni on the road in Sicilia, il mare, i monti, gli amici, gli stralci di radici recuperate e tenute in mano davanti agli sguardi piccoli ma dilatati dei miei figli, affinché lo stupore si tramutasse nella consapevolezza delle origini, senza un programma, senza aver preventivato nulla. 

Le cose semplici sono sempre quelle che riescono meglio. 

La felicità risiede nei semplici momenti della vita, quelli che ti volti a guardare e ti accorgi che stai sorridendo. 



AU REVOIR ESTATE!

domenica 26 agosto 2018

Cronache di Straordinario... Truccamento - Prima Puntata


Le ferie si stanno prolungando.

C’è un motivo, lunedì 3 settembre si sposa una cugina. Non una cugina qualsiasi, bensì La Cugina, quella gemellata, quella con cui sono cresciuta, la cugina del cuore, la sorella più piccola che la vita mi ha regalato per via laterale. 

Non è una cosa da poco, e chi di voi ha avuto a che fare con un matrimonio terronico sa a cosa mi riferisco. 

Noi, poi, avremo un ruolo centrale, lo Gnomo è stato insignito dell’illustre nomina di Custode degli anelli, la Principessa invece è stata proclamata Damigella ufficiale. 

Sono mesi che si decide di vestiti, tessuti, tinte, scarpe, calzini, acconciature, posture e sequenze da gestire, tanto che lo Gnomo qualche settimana fa mi ha detto: Senti mamma, non è che quando si sposa la zia G. io posso andare a scuola? 

E sia ben chiaro che Lui a scuola non ci vuole andare mai, neppure per la festa di carnevale. 

Insomma, è stato un lungo periodo di fervidi preparativi, io stessa sono stata chiamata in causa come parte attiva e collaborativa della faccenda, perché a te ti ascoltano, mi ha detto la sposa, che tu c’hai la pazienza del continente - ? -. 

Così, ho preso in carico le nonne, le zie più attempate, i filoni della famiglia meno avvezzi alla cooperazione e li ho condotti per atelier e grandi magazzini, ho corrotto con bomboloni alla crema i diabetici e con panini farciti alla soppressata le arterie intasate dal colesterolo, pur di piegare le volontà ad abiti lunghi, a stole eleganti, a mocassini lucidi, a cravatte alla moda, tutto in base alle attente disposizioni di mia cugina. 

Sembrava apposto, ogni cosa sistemata, il pronto soccorso scongiurato nonostante gli zuccheri ed i grassi, i vestiti dell’intero albero genealogico già negli armadi, gli accessori in salvo nei cassetti, gli animi sereni, la sposa felice, quando è successo

Si è presentata a casa l’Estetista.

L'Estetista, colei che la sposa stessa ha designato e a cui ha dato mandato almeno due anni or sono, ancora prima di decidere la data delle nozze e di fermare chiesa e ristorante. Non una figura professionale qualsiasi, non una che deve alla fin fine smaltarti le unghie, toglierti i peli e passarti un po’ di trucco,  bensì l’Estetista, che per il matrimonio al sud equivale a dire la fata madrina di Cenerentola, in grado di prendere tra le mani la futura sposa e restituirla per il tempo dell’evento Kate Middleton o Belen Rodriguez, in base al gusto. Ma non solo la sposa, troppo semplice, pure la madre della sposa, le sorelle della sposa, le cugine, le zie, le comari, le amiche più strette, l’Estetista per un matrimonio al sud viene sequestrata dalla famiglia interessata fin dall’alba del giorno X ed è in obbligo di sfornare una dietro l’altra delle Litz Taylor, delle Charlize Theron, delle Abigail Spencer, delle Adriana Lima, in base alle età, ovvio, ed alla predisposizione della modella di turno. 

E non è che si sceglie così, a caso, dalle pagine gialle o per via dei servizi offerti correlati al prezzo, l’Estetista per il matrimonio al sud viene selezionata fondandosi su anni di amicizia, di esperienza, di prove di fiducia, di matrimoni regressi ben riusciti e, certamente, dietro sottoscrizione di un patto di sangue la cui principale clausola prevede che qualsiasi cosa accada, fosse anche la morte congiunta di tutti i familiari, per il giorno stabilito, Lei, l’Estetista, sarà presente ed in grado di adempiere a tutti i suoi doveri. 

Alla luce di ciò, dicevamo, si è presentata a casa l’Estetista, e, con la faccia compunta e provata di chi sta per gettare degli innocenti nel fuoco della tragedia, ha annunciato: 

Mi si sono accavallati due matrimoni, non so come ho fatto, ma il 3 potrò sistemare solo le due spose e le rispettive madri. 

MISERICORDIA. L’annuncio dello scoppio della terza guerra mondiale avrebbe combinato meno danni. 

COME-DUE-MATRIMONI, PROPRIO-TU, sciagurata di un’Estetista, eletta tra le elette, ti avevamo dato l’opportunità di rimetterci a nuovo, eri stata onorata dalla nostra preferenza, avevamo scelto Te, era Te, solo Te che volevamo, e tu, proprio tu, dovevi volerci, a Noi, Noi soltanto, unico matrimonio di quel giorno, unico e solo evento a cui dovevi dedicare te stessa. 

IL PANICO

La madre della sposa ha iniziato a farsi vento con il dépliant del make up for wedding, la sposa ha assunto lineamenti tesi tra il livido ed il verde post mortem, le zie hanno preso a scuotere il capo tutte insieme in segno di diniego, le cugine hanno incominciato ad inveire contro l’infame traditrice, sì, traditrice, ora e per sempre. 

Ho tentato di placare gli animi. Ho stoppato le minacce fisiche, ho messo a tacere l’offerta di una cospicua mazzetta affinché Lei, l’Estetista, rinunciasse all’altra sposa e tornasse all’originario patto, ed ho proposto l’unica cosa logica si potesse proporre in quel caso, provare a rintracciare un’altra estetista che potesse occuparsi del resto dell’harem se non altro per il trucco – o lo Straordinario Truccamento, come lo chiama zia Ninella -; questo famigerato trucco che per i matrimoni al sud assume la stessa fondamentale importanza che se si dovesse andare all’Ariston a presentare Sanremo. 

Ma il fato s’era già messo contro

Dopo una serie di telefonate, di contatti, di segnalazioni, di suppliche e preghiere, l’estetista di ripiego non s’era ancora trovata. 

Si sposano tutte il 3, mi ha spiegato una dal vivo, braccata direttamente nel suo negozio, tutte il 3, non è cosa, stiamo diventando scimunite, credimi, ne abbiamo pure più di due a testa di matrimoni. 

Così, l’ho fatto, non so come mi è venuto, perché ho deciso di immolarmi, Io, che ho iniziato forse a vent’anni a passarmi il primo fondotinta e non sono mai andata oltre il fard e la matita nera per gli occhi, proprio Io, ho esordito

Ma quel è il problema, trucco io tutte! Che c’è bisogno di tante camurrie... 

Mi hanno guardata un pò perplesse. Mia cugina ha strabuzzato gli occhi. 

Ma lo sai fare, tu? 

Eccerto, hai dubbi? State serene, compriamo tutto l’occorrente e me la vedo io. 

È in tal modo che è iniziata. E se volete sapere com'è proseguita, ve lo racconto nella prossima puntata.

CONTINUA...


venerdì 17 agosto 2018

Vorrei ma non posto... #top5summer2018

Coi miei tempi e con tutte le relative difficoltà degli spostamenti estivi, che qui è un delirio quotidiano - e tutto sommato felice - di mancate connessioni e niente campo, ECCOMI ad uno degli appuntamenti Estivi che più amo, quello della Top5summer di Elisabetta, del blog ElisabettaGrafica.



 Fate un salto da lei per leggere la sua magnifica presentazione e conoscere le regole per partecipare, io intanto entro nel clou della topfaiv.

Vado?

Vado... 

...con una certa emozione, che io ad eleggere determinate cose mi struggo: non per nulla mi aggiro sempre intorno ad un corollario di centomila differenti scelte del cuore tra le quali non mi so decidere.

Tuttavia, quando s'addafà, 

facciamolo...



1 - La Colonna sonora dell’estate, in realtà l’ho fatta scegliere ai bambini, io non mi sarei mai potuta pronunciare, possiedo una playlist di almeno 20 irrinunciabili canzoni che ascolto con la riproduzione casuale, proprio per non fare torto a nessuno dei pezzi che mi allietano e mi ricaricano l'animo estivo.



Ad ogni modo, il tormentone col quale io e i pargoli ci gasiamo in questa estate 2018 è... 

Tatntaratàaaaa

AMORE CAPOEIRA


gettonatissima, cantatissima, inflazionatissima, ma a noi piace. D'altronde, cercavamo un mare calmo e abbiamo trovato te, Giusy, che le canterai sempre molto commerciali ma che le canti divinamente, da non smettere più di ballare.


2- Il luogo che stazione nel mio cuore, e che ho rivisto di recente, è senz'altro la Villa Comunale del paesello di nonna, in Calabria.

Parlo della Villa Comunale  “Carlo Ruggiero” di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, riconosciuta Monumento Nazionale d'interesse storico–naturalistico dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

 Monumento dedicato a Carlo Ruggiero- Immagine da Internet


Il viale centrale della Villa - Immagine da internet

La Villa Comunale di Cittanova venne costruita a proprie spese nel 1880 dal conte Carlo Ruggiero, e donata successivamente dallo stesso al comune. L'ingegnere che la progettò fu lo svizzero Heinrich Fehr, progettista di tantissime altre ville famose in Calabria ed in Sicilia.


Si tratta di 26.515 metri quadri suddivisi in giardini di stampo inglese, due lunghi viali che si incrociano ad X ed un parco vero e proprio che accoglie numerosissime specie vegetali, tra alberi secolari e piante autoctone, esotiche e rare.


Vi si trovano, inoltre, bellissime fontane, aiuole artistiche, monumentali vasche con i pesci, un bocciodromo frequentatissimo dalla gente del paese, un magnifico monumento dedicato ai caduti in guerra e negli ultimi decenni è stato inaugurato un Giardino dei giusti. 


Interno Villa - Immagine da internet

Interno Villa - Immagine da internet

Fontana dei marmi - Immagine da internet

Aiuola interno Villa - Immagine da Internet

Interno Villa - Immagine da internet





Monumento ai caduti - Immagine ai caduti




Ma la vera ed autentica magia della Villa Comunale di Cittanova è sopratutto  lo stretto ed intimo legame che si crea con chi ha la fortuna di viverne le emozioni ad ogni età. La Villa rappresenta infatti il luogo di giochi in infanzia, le fughe romantiche ed innocenti in adolescenza, i segreti confidati alle amiche del cuore tra i pini e le querce mastodontiche in giovinezza, le immagini immortalate nei giorni felici come può essere quello del matrimonio, il conforto di un luogo sereno dove si annidano i ricordi di una vita per chi la vita la guarda oramai dall'alto di una consapevole saggezza e ne respira lo stesso profumo di muschio al sole, di foglie autunnali e di terra cangiante come cambiano le stagioni della vita stessa. 

Interno Villa - Immagine da internet

Viale Villa in autunno - Immagine da Internet
Villa Comunale in inverno - quando la neve cade su tutto l'Aspromonte

Villa Comunale in inverno - quando la neve cade su tutto l'Aspromonte

3 - La frase storica che oramai mi appartiene di diritto e che ripeto con costanza e convinzione quando più serve è la seguente:


Ma non è nato a caso il suddetto motto, è piuttosto venuto spontaneo in una data circostanza.

Eravamo al bar, io e tre ex colleghe nonché buone amiche, si parlava del più e del meno, in attesa che arrivasse il cameriere ed ordinassimo la colazione. Le mie tre amate si erano lanciate, quella mattina, in un processo senza fine alle  presunte intenzionalità diaboliche di tizio e caio, alle sfighe che ci perseguitavano da un pezzo in ufficio e non solo, alla rassegnazione di cui toccava cibarsi davanti all'evidente sofferenza a cui eravamo destinati nella vita.

Sospiravo - ma chi me l'aveva fatto fare a me di andare a fare colazione col trioPositività -, quando all'improvviso il cameriere era arrivato, ed alla domanda di rito, che prendete, io ero esplosa così forte nella mia richiesta che avevano finito per sentirmi anche dall'altra parte del locale:

"Per me un pò di leggerezza in tazza grande, grazie!"

Perché cosa c'è di più bello ed efficace nella vita di un pò di leggerezza? Almeno quando ci è concesso inventarla o anche... ordinarla.


4 -  Le Nomination.

Ora, considerato che sono nettamente in ritardo e che non ho avuto modo/tempo di individuare chi ha nominato chi, io mi lancio. I miei nominati sono tutti blogger che ultimamente latitaticchiano, esattamente come me. 

Io ci provo, ragazzi non mi fate fare brutta figura. 

Dunque, nomino:

1 - Giusi, del blog Semplicemente Giusi

2 - Federica, del blog Squitty dentro l'armadio

3 - Marina, del blog Il taccuino dello scrittore

4 - Massimiliano, del blog Infinitesimale

5 - Serena, del blog Cara Malù

Insomma, miei cari, ovunque voi siate, datevi una mossa, la Top5summer2018 vi attende!

Ringrazio Eli per avermi pensata e coinvolto in questa stupenda e simpatica iniziativa e ne approfitto per lasciare un salutino a TUTTI, mi sa che ci si risente al ritorno dalle ferie. Sono in pieno peregrinaggio siculo con tutta la famiglia. 

BUON PROSEGUIMENTO D'ESTATE, A PRESTO,
Irene <3

domenica 5 agosto 2018

Mare mare... e Ispirazioni!

Da quando siamo qui, di pomeriggio appronto i cuccioli e ce ne andiamo al mare. 

Nonna abita esattamente a metà. A metà tra i due mari, venti chilometri dal Tirreno, circa venti dallo Ionio. 

Potremmo scegliere, solo che per me non c’è partita. Hai voglia che me lo dicano: vai sullo Ionio, vai a Siderno, è meno affollato, è più pulito, è ventilato, la sabbia è più fine. 

Niente, il mio cuore appartiene all'altro Mare. 

È una questione di ricordi, di paesaggi, di anima che si scioglie in mezzo al numero discreto di ombrelloni, che in verità non sono mai una folla - vallo a spiegare a chi la folla non sa neppure dove sta di casa ed il massimo di affollamento che subisce è quello che si crea intorno alla processione o al concerto per il santo. 

Così, tutti i pomeriggi, prendo la statale che attraversa la piana, quella famigerata per gli omicidi e gli affari di ndrangheta, e vado giù, in direzione Tonnara di Palmi. È un tratto di strada che mi appartiene. Ho imparato a guidare su questa strada, tra i filari di ulivi altissimi, unici per specie, le curve ad U, i binari della littorina oramai dismessa, i paesini che non sono cambiati di una virgola. La sento mia, la statale che va giù al mare, con l’asfalto in completo disfacimento e i segnali d’allerta di attraversamento mucche. Ogni regione ha i suoi animali che attraversano: cervi, cerbiatti, volpi, ricci, addirittura rospi o cavalli. Qui ci sono le mucche, le vacche sacre, per intenderci, quelle che nessuno tocca, retaggio di antiche paure mafiose. Ma c’è pure un senso civico che va crescendo, e la statale ne è un segno emblematico. 

Sono spuntati gli autovelox, perché il limite massimo è 50, e chi supera, zacchete!, multa: ne ho beccate due anche io, ma è giusto, se si contano i morti che che questo pezzo di strada ha fatto nel tempo. La gente è più attenta a denunciare il degrado, le buche che paiono crateri, i tratti veramente dissestati, i bovini che vanno recuperati e che non incutono più tutto quel timore reverenziale. Sono spariti i cumuli di spazzatura di una volta, quando ancora la differenziata era una roba del nord Italia e le isole ecologiche forse un posto dove andavano in vacanza quelli ricchi e convinti. E poi ci sono sempre i nomi musicali e grecanizzanti dei centri abitati: Benvenuti a Taurianova, ad Amato, a Gioia Tauro, a Taureana, luoghi che raccontano e portano le tracce della Magna Grecia, dei Longobardi, dei Saraceni, dei Normanni; conche di vita ancora grezza, impastate e plasmate dalla modernità che le ha solo mascherate dell’attuale epoca in cui viviamo. 

Ci sono i pro e ci sono i contro, di queste terre splendidamente scavate nella tradizione e intrise del calore del popolo, seppur mutilate dal crimine e da uno stato lassista e assente. È questo che penso, mentre io e i bambini troviamo conforto nel tratto di spiaggia libera che ho scovato quasi per caso lungo uno dei tratti più belli della costa Viola. Penso che i pregiudizi si fondano sempre su una base di verità, ma penso anche che i paesaggi, quelli che crescono e fioriscono nel cuore, possono rappresentare la vera spinta per estirpare e curare i Luoghi da qualsiasi male. 

Bisogna crederci, bisogna tentare. Sempre.




Questo post partecipa alla raccolta Paesaggi 
del mese di agosto di Ispirazioni&Co


domenica 29 luglio 2018

INSIEME RACCONTIAMO 35 - by Myrtilla's House

35esima puntata dell' appuntamento con Insieme Raccontiamo, ideato dalla nostra Patricia e targato Myrtilla's House.

Tutte le volte che posso, ci partecipo veramente con tantissimo trasporto.

Ma andiamo all'incipit lanciato da Patricia per questo luglio 2018:

Edizione n.35

L'Incipit di Patricia

Quella notte aveva dormito molto male. Un pensiero fisso l'aveva tormentata. Non era riuscita a scacciarlo in nessuna maniera. "Forse solo abbattendolo a fucilate" pensò.

Ma poi sarebbe servito? In fondo il suo passato era ciò che era diventata.

Il mio finale
"Specchio, specchio..."

Si trascinò fino alla fine del corridoio, nel piccolo disimpegno. L’afa rendeva l’aria della casa pesante, quasi opprimente. Solo la canicola estiva è in grado di schiaffeggiarti con pezzi di umido che paiono plastilina bagnata e che ti si appiccicano addosso riportando in rilievo angosce indefinite e desideri oramai sfocati. 

Spostò il faro di un paralume direttamente sullo specchio oblungo che aveva peregrinato per anni di stanza in stanza, fino a trovare dimora fissa proprio lì, nell’ingresso, come un metal detector di altri tempi in grado di riflettere la vera identità delle anime di chi entrava o usciva. 

Fissò di sbieco l’immagine che le veniva restituita. Una donna di mezza età senza particolari segni distintivi. Una sconosciuta, a cui era stato concesso tanto e che aveva riportato poco. 

Specchio, specchio...

Com’è complicata la felicità

Sospirò. 

E sotto quante forme può presentarsi.
 
Ma la felicità non è perfezione. No, insistette ancora con se stessa, decisamente, no. Si è felici quando la sera prima di chiudere gli occhi si ha quella serena consapevolezza che tutto sta dove deve stare. Le cose buone e pure quelle cattive. Quando si vive inseguendo la propria essenza, senza perdere di vista la propria identità. Non possiamo colmare tutti i vuoti che la vita scava, ma possiamo decidere i sì e i no del nostro cammino. Il cuore conosce la mappa di tutti i percorsi, e sa quando la direzione da seguire è solo una oppure quando è necessario tornate indietro sui propri passi. 
Prima di chiudere gli occhi, la sera, toccherebbe sempre ascoltare il cuore, per non rischiare di perdere il cammino, o per evitare di tornare indietro a raccogliere qualcosa che abbiamo smarrito per sempre. 

Spense il lume e si commosse piano, nella penombra.

Immagine da internet


mercoledì 25 luglio 2018

Veniti, veniti, i Giganti arrivaru...

Da piccoli Li sentivamo arrivare da lontano, in quelle giornate in cui si sapeva ci sarebbero stati, per la ricorrenza del Patrono o per la festa grande in onore di San Rocco che è sempre contato più del santo ufficiale. 

Dalle prime luci dell’alba stavamo nel letto con la finzione del sonno, il fiato sospeso, le orecchie appizzate. Scavavamo come radar nell’aria alla ricerca di rumore di tamburi, di quei tamburi, gli unici tamburi che ci interessassero. Alzarsi prima del tempo non era contemplabile, il godimento stava nel sentirLi e nello schizzare giù per le scale come come missili lanciati su Marte. 

Dunque, aspettavamo, cuori e pance stretti allo spasmo, fino a quando gli occhi si spalancavano: Stavano arrivando. TUM-TUM-TUM-TATA-TUM-TUM-TATA-TUM, non poteva più trattarsi della voce meccanica dei motori del mulino in azione ventiquattrore su ventiquattro, quelli erano tamburi veri e propri.


I Giganti di Calabria
Voci concitate dalla strada a confermare. Un urlo strozzato dell’emozione, che, se da un lato era deplorabile in quanto aveva preceduto il nostro, dall’altro era l’ordine che tanto avevamo atteso: Veniti, veniti, i Giganti arrivaru...

Piedi scalzi di volata sui gradini di marmo, la luce accecante e profumata di nuovo del mattino, e Loro, i Giganti, che ci venivano incontro. Profili altissimi di cartapesta danzante, stretti nei costumi sontuosi e nei mantelli colorati, le facce sostenute del Re e della Regina, il cavallo col montatore in mezzo ed il pennacchio svolazzante in testa, la musica martellante dei tambunari. Il sangue saliva avvampando le facce, le gambe formicolavano al ritmo di tradizioni antiche ma ancora sfavillanti nelle viscere di una Terra appena sveglia. 
I Giganti di Calabria
I Giganti! I Giganti! Magia di un frammento di tempo che vorticava all’incrocio della piazza, tra le braccia sollevate dal vento di Grifone ed il sorriso fermo ed enigmatico di Mata. 

I Giganti di Calabria
Poi, il vuoto luminoso della via e la musica nuovamente lontana. I Giganti avevano proseguito, nel loro dovere di rincorrere la popolazione tutta ed i quartieri assolati. Rimaneva l’eccitazione, e Micuzzo il saggio a raccontare. Noi bambini stretti intorno alla sua vecchiaia ed al suo sapere indiscutibile.

- Micuzzo, Micuzzo, ce la raccontate la storia dei Giganti che passarano?

E Micuzzo partiva spedito: 

Tanto tempo fa arrivò in Sicilia un re Turco cattivo assai, che scannava gli uomini e si rubava le donne e i picciriddi. Grifone, si chiamava, e tutti quanti lo temevano. 

Grifone voleva conquistare le terre e assoggettare i popoli con la forza.
Un giorno, però, vide Mata, una ragazza messinese bella e gentile che lo guardò dentro quei suoi occhi crudi e turchi, ammaliandogli il cuore d’amore e di tenerezza. 

Nessuno riuscì a farlo persuaso che la cosa non era buona, Grifone si maritò Mata e Mata fece di lui un uomo buono e di spirito, che riportò la pace, l’unione e la prosperità tra le genti. 
Per festeggiare, il re e la regina andarono per i paesi e i villaggi della Sicilia, seguiti da una carovana di tambunari e ballando ad ogni angolo di strada. Passarono pure lo stretto e vennero qui, nelle terre di Calabria, facendo festa e danza per mari e per montagne.

Da quel momento, Mata e Grifone sono rimasti nel sangue dei calabresi che non hanno mai smesso di ricordarli, il re turco e la regina sicula che sempre sfileranno per le vie e faranno battere il cuore a grandi e a piccini.

Perché, così è. Ancora oggi. 

I Giganti di Calabria - Estate 2018