giovedì 13 dicembre 2018

La pipì santa di Santa Lucia

Oggi ricorre Santa Lucia. Di Santa Lucia si ricordano più o meno tutti. Non so bene come funziona la classifica dei santi più gettonati, ma Lucia, se così si può dire, rientra in quella rosa dei santi Vips.

Quando ero piccola a Santa Lucia si mangiava il mais bollito. Non so bene da dove provenisse questa tradizione e se fosse osservata in tutte le famiglie del sud, ma a casa mia la nonna e le sue sorelle si procuravano chili e chili di mais e durante la sera che precedeva il 13 dicembre lo bollivano a dovere in casseruole conservate appositamente per l'occasione.  Le pie donne si occupavano, probabilmente, anche di salarlo al punto giusto il mais, ma la versione ufficiale che veniva raccontata a noi bambini era che durante la notte Santa Lucia fosse passata e ci avesse fatto pipì sopra.

Ora, nonostante il bene per la Santa e l'adorazione che nutrivo per le donne della mia famiglia, ricordo chiaramente che mangiare il mais di Santa Lucia a me risultava piuttosto ostico. Va bene che la sua pipì era santa e per nulla paragonabile a quella degli uomini terreni, ma bagnarci addirittura il mais e poi darcelo da mangiare mi pareva già in tenere età una cosa antigienica e per nulla raccomandabile.

Come faceva, poi, Santa Lucia a fare pipì sul mais di tutto il mondo? Ne doveva bere di ettolitri d'acqua, povera... Per non parlare del fastidio di andare di qua e di là a sollevarsi le vesti, a centrare le pentole, a cercare di evitare performance disastrose... Io, ad esempio, ero negatissima a fare pipì senza il supporto del gabinetto.

La nonna e le zie mi rimproveravano. Zitta, mischina, mangia, che la santa è felice e ti esaudisce...
Ed io, giuro, mangiavo, che a far incavolare la nonna, le zie e la Santa di certo avevo tutto da perdere.

In età consona ho smesso di mangiare mais bollito e sopratutto salato. Ma darei qualsiasi cosa per tornare un solo istante all'incoscienza dell'infanzia mentre tengo tra le mani la ciotola con il mais irrorato dalla pipì santa di Santa Lucia e mi bevo con gli occhi i tratti spensierati delle donne che mi hanno cresciuta e che ancora mi sorridono da quei momenti felici, nonostante gran parte di loro non sia più qui a festeggiare il 13 dicembre insieme a me.

Le tradizioni rappresentano l'immortalità di chi ci ha preceduto e con amore ce le ha fatte conoscere.
Le tradizioni sono la linfa delle nostre radici.

E voi, avete una tradizione che ruota intorno alla Santa di oggi?

Immagine da Internet

martedì 11 dicembre 2018

Prove d'Amore e di Felicità

È già Natale. Sembra una frase confezionata da prendere e tirare fuori proprio in questo periodo dell’anno. È già Natale, solo l’altro giorno era agosto e adesso eccoci a smanettare con alberi e pastorelli. Eppure è vero. Il tempo è relativo, è ciclico. Abbiamo necessità che lo sia: cerchiamo un tempo che dia un ritmo alle nostre esistenze, che non ci abbandoni nel bel mezzo di orizzonti e confini per nulla definiti. È la natura dell’uomo. È il senso che proviamo a dare alla nostra permanenza sulla terra. 

È già Natale. Tra un frammento caotico e l’altro, mi capitano pure di queste giornate. Giornate miti, meno frenetiche, più umane. 

In queste giornate mi piace andare per il mondo, guardare il Natale che è già arrivato, gustarmi le persone una ad una. 

Le persone, anche se non le conosci, sono sempre un pozzo di emozioni

Stamattina al bar faceva colazione il macellaio del supermercato accanto. Si capiva che era il macellaio perché aveva la casacca sporca di grasso e sangue di bistecca e lo stemma del Conad appiccicato sopra. 

“L’amore con l’amore si paga, non cantavano così?” ha detto col faccione sorridente e il cappuccino in mano rivolgendosi a me ed al barista. 

“Così pare…” ho sorriso io. 

“Ma pure con un assegno non sarebbe male” ha aggiunto una tizia dal tavolo vicino. 

“Ahhh” ha fatto il macellaio “arieccole le femmine, tali e quali a mia moglie… L’amore con l’amore si paga, almeno a Natale, a Natale bisogna essere più buoni…”. 

A Natale bisogna essere più buoni. Me lo dicevano anche da piccola. Non solo a Natale, certo, ma già che ci siamo e che il periodo fa da ispirazione. Essere più buoni. Provare, se non altro. Esercitarsi. Lanciarsi in delle Prove d’Amore, ecco, come si trattasse di un allenamento per superare un personalissimo traguardo fisico. 

Così, ho pagato il caffè e mi sono apprestata ad uscire. “L’amore con l’amore si paga” ha detto ancora il macellaio “perché gli uomini sono svalvolati, fanno la guerra ma l’unica cosa che vanno cercando è l’amore”. 

Allenarsi con delle Prove d’Amore, grandi o piccole che siano, nei confronti di se stessi e degli altri: continuo a pensarci da stamattina. Intorno solo cose brutte, tragedie che fanno accapponare la pelle, lo sfascio di una società che non accenna a rinsavire. Ma se ciascuno di noi mettesse in pratica un po’ di bene, andasse per la strada con uno spirito diverso, si facesse promotore fosse anche di minuscole rivolte contro l’assuefazione all'ingiustizia, al degrado degli ideali, al male che imperversa… 

Non è anche questo Natale? 

Voglio continuare a credere nella stilla di bene che è insita nell’essere umano. In fondo, l’amore con l’amore si paga. Mettiamo in circolazione il nostro amore come fosse moneta, metteremo in moto l’economia dei cuori di chi ci circonda. 

E voi, avete delle Prove d’Amore con cui esercitarvi in questo periodo che rimane pur sempre magico?

Immagine da Internet

giovedì 22 novembre 2018

#plussong - Il bar della rabbia

Ci sono canzoni che per quanto mi riguarda assumono una valenza maggiore rispetto alle altre. Ora  penserete, embbe, sai che scoperta, chi è che non possiede la sua lista di canzoni preferite? E invece no, non si tratta di semplici play list o di canzoni che ascolto per il piacere di farlo, bensì di perle musicali che io stessa eleggo e che nella mia testa posiziono nello scomparto delle robe speciali per svariati fattori.

Le plussong= plus song= maccaronicamente: piùcheunacanzone - come le chiamo io, che oramai inglesizzare fa tanto scic.

Solitamente quando mi imbatto in una plussong entro in un tunnel senza ritorno. Trascorro mesi ad ascoltare quella canzone almeno un paio di volte al giorno e finisco per perseg... ehm... per intrattenere chiunque mi stia intorno con l'invito ad ascoltarla ed i sani tentativi a condivederne e sviscerarne ogni più recondito significato.

Tuttavia, oibò, nessuno mi da veramente ascolto. Mi liquidano, Loro, gli ingrati: i parenti, gli amici, le vicine di case, gli sconosciuti in fila al supermercato a cui tento di offrire un appiglio costruttivo durante la sterile attesa di pagare. 

Vi perdono, voi che non porgete l'orecchio alla salvezza delle mie raccomandazioni canore, ma solo perché non sapete cosa fate.

Visto che già c'ero, ho comunque pensato: perché non parlarne nel blog?

Appunto, parliamone.

Ed entriamo nel vivo. La #plussong di oggi: Il Bar della Rabbia, di Alessandro Mannarino.

A me Mannarino piace un sacco, sarà che mi è simpatico a pelle, sarà che ai suoi esordi l'ho incrociato mentre cantava in un locale di Roma e mi son detta, amvedi questo, che voce da paura, che stornellatore moderno, che testi goduriosi, sarà che nel tempo mi ha dato parvenza di aver mantenuto la sua identità.

Il bar della rabbia è la sesta traccia dell'album d'esordio di Mannarino, una figata pazzesca in cui si incrociano tutti i modi e i mondi di questo  cantautore romano che passa con disinvoltura dallo stornello in romanesco alla ballata salentina, con dei testi che sono una chicca da prelevare, assaporare e conservare con cura.

La canzone di cui vi parlo sta nella mia #plussong list proprio per il testo ed il significato che se ne può trarre. E poi perché mi fa sorridere. Il bar della rabbia è il bar in cui metaforicamente ci incontriamo ogni giorno tutti noi, noi gente comune, che fatichiamo, lottiamo, subiamo, ci arrabbiamo, ma che alla fine abbiamo un unico grande infinito amore che ci accomuna: l'amore per la vita e per tutte le sue piccole bellezze che ne fanno una cosa grande e straordinaria.

IL BAR DELLA RABBIA
*in rosso le mie riflessioni ad ogni ascolto

"Quanno un giudice punta er dito contro un
povero fesso nella mano strigne artre tre dita
che indicano se stesso.
*(e ce ne stanno di giudici e giudicanti in giro...)

A me arzà un dito pe esse diverso
me fa più fatica che spostà tutto l'Universo.
(pure a me, una fatica...)

So na montagna... se Maometto nun viene...
mejo... sto bene da solo, er proverbio era sbajato.
(vuoi mettere, meglio soli che mal'accompagnati...)

So l'odore de tappo der vino che
hanno rimannato ndietro 
So i calli sulle
ginocchia di chi ha pregato tanto e nun ha mai
avuto e ce vo fegato... ahia...
(che dirti, continuiamo a pregare e a credere... prima o poi...)

So come er vento... vado ndo me va...
vado ndo me va ma sto sempre qua.
(a chi lo dici, però il vento è bello, è immenso...) 

E brindo a chi è come me ar bar della rabbia e
più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.

So er giro a voto dell'anello cascato ar dito
della sposa che poi l'ha raccorto e me lha
tirato e io je ho detto: mejo... sto bene da solo... 
Senza mogli e senza buoi
e se me libero pure dei paesi tuoi sto a cavallo... e se me gira faccio fori pure er
cavallo tanto vado a vino mica a cavallo.
(Mannarino, sei un poeta!)

So er buco nero der dente cascato ar soriso
dela fortuna e la cosa più sfortunata e
pericolosa che mè capitata nella vita è la
vita, che una vorta che nasci, giri... conosci...
intrallazzi... ma dalla vita vivo nunne esci...
(a ricordarselo...)

uno solo ce l'ha fatta... ma era raccomannato...
Io invece nun c'ho nessuno che me spigne
mejo...n'se sa mai... visti i tempi!
( ahahahahahha - vedi un pò...)

Ma se rinasco me vojo reincarnà in me stesso
co la promessa de famme fa più sesso
e prego lo spirito santo der vino dannata
di mettermi a venne i fiori pe la strada
che vojo regalà na rosa a tutte le donne che
nun me l'hanno data come a dì: tiè che na so
fa na serenata!
(io se rinasco in cosa mi voglio reincarnare?... Però mi metto in lista per la rosa)

E brindo a chi è come me
ar bar della rabbia o della Arabia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.

Ma mò che viene sera e cè il tramonto
io nun me guardo ndietro... guardo er vento.
Quattro ragazzini hanno fatto n'astronave con
npò de spazzatura vicino ai secchioni, sotto
le mura dove dietro nun se vede e cè naria
scura scura.
Ma guarda te co quanta cura
se fanno la fantasia de st'avventura
Me mozzico le labbra
me cullo che me tremano le gambe de paura
poi me fermo e penso:
però che bella sta bella fregatura...
(che bella sta bella fregatura, quanto è bella...)

E brindo a chi è come me ar bar della rabbia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia."

Brindo anche io! A chi è come me, a chi ama la vita e a chi non smetterà mai di credere nei sogni.




lunedì 19 novembre 2018

Gli uomini peggiori

La scorsa settimana leggevo da Claudia Turchiarulo un post inerente una notizia che ruotava intorno allo stupro coniugale. Ovvero, alla moglie non andava di fare sesso ma il marito testardo approfittava di lei persino durante il sonno. E' naturale che ciò, nonostante il vincolo matrimoniale, venga considerato violenza e nient'altro che questo. Se ne può discutere, ma da qualsiasi angolazione la si guardi, posta in questi termini, la faccenda sa comunque di costrizione...

Ci riflettevo. In verità, rifletto spesso sulla posizione e sul ruolo di noi donne "moderne". Perché un tempo era palese la zona d'ombra in cui stazionavano le nostre nonne o anche le nostre mamme, soggiogate dalla figura maschile ma dotate di una forza intrinseca che le rendeva delle strateghe pronte ad agire dietro le quinte e forse più preparate a tirare le fila e ad indirizzare una famiglia intera ma senza lo scontro diretto con il capofamiglia. Erano delle guerriere, quelle donne, dei samurai addestrate ad agire nel buio dei loro focolai per il bene generale di chi stazionava sotto la loro ala.

E non parlo di quelle donne che subivano propriamente delle violenze, che venivano percosse, umiliate, ferite e che non avrebbero denunciato pubblicamente neppure sotto tortura. Per quelle dovrei condurre un discorso a parte. Mi riferisco piuttosto alle donne con una situazione nella norma, quelle donne a cui magari non andava neppure di concedersi alla sera al marito ma che intendevano il sesso come un dovere a cui non ci si poteva sottrarre; le donne normali dell'epoca, né troppo sfortunate, né in alcun modo rivoluzionarie. Le stesse donne con cui siamo cresciute.

Perché dopo quelle donne, siamo arrivate noi, le donne Moderne. Le donne con un carico di sogni da realizzare, le donne aperte, sessualmente disinibite, con la possibilità di scegliere cosa fare, dove andare, chi sposare e persino quante volte mettere su famiglia.

Noi donne Moderne, che vantiamo e sventoliamo la parità dei sessi come fosse una conquista affermata, consolidata, inalienabile, facilmente fruibile ed assolutamente vantaggiosa. 

La parità dei sessi. 

La donna pari all'uomo. Pari diritti, pari opportunità, pari impegno fuori e dentro casa, pari collaborazione con i figli e con la gestione dell'economia domestica.

Poi, mi guardo intorno, io, donna Moderna, madre e moglie, guardo le altre donne che oscillano intorno alla mia generazione e mi dico: ma de che? Dov'è questa parità? Che stiamo facendo? Come ci siamo ridotte? Cosa sopportiamo?  

Siamo delle equilibriste, noi donne Moderne, dei giocolieri con doti di magia e poteri extra-sensoriali. Noi studiamo, intraprendiamo carriere, intavoliamo relazioni sentimentali sensate, costruiamo famiglie, diventiamo madri e poi proviamo a fare tutto quello che facevano i nostri padri fuori ma con l'aggiunta del carico di cui si sobbarcavano le nostre mamme dentro, per nulla agevolate da una società  ancora chiaramente di stampo maschilista e spesso neanche supportate dai nostri compagni di vita.

L'omm', a grandi linee e con le dovute eccezioni, rimane omm'. Perché sarà pur vero che gli uomini da relegare a bestie sono quelli violenti, gli stupratori, i molestatori, ma è sacrosanta verità che l'annientamento di una donna passa anche attraverso sofferenze meno evidenti ma allo stesso modo incisive.


In questi termini gli uomini peggiori sono forse quelli che ti fanno sentire un niente, una nullità.

Gli uomini peggiori sono quelli che non ti riconosco un merito.

Gli uomini peggiori sono quelli che ti annientano, poco a poco e un giorno dopo l’altro.

Gli uomini peggiori sono quelli che non hanno mai una parola buona ma sanno abbondare di critiche.

Gli uomini peggiori sono quelli che non trovano un momento da trascorrere con i figli.

Gli uomini peggiori sono quelli che non ti parlano ma usano il sarcasmo per comunicare.

Gli uomini peggiori sono quelli che ti rinfacciano anche un centesimo speso.

Gli uomini peggiori sono quelli che danno tutto per scontato, compleanni, anniversari, sogni.

Gli uomini peggiori sono quelli che ti fanno morire lentamente, distruggendoti dall'interno.

Gli uomini peggiori sono quelli che ti portano via tutto, amore, amicizie, famiglia.

Gli uomini peggiori sono come un cancro, per liberartene devi soffrire molto e se non trovi una cura efficace in tempo sono quelli che ti strapperanno la vita da ogni briciola di carne.


Allora, in un mondo un cui ci hanno sbattuto in prima linea con l'idea di essere delle conquistatrici ma senza offrirci gli strumenti adeguati e le giusta attrezzatura per combattere, scegliamo almeno bene i nostri Uomini. Scegliamoli con cura, senza timore della solitudine e senza la smania di colmare vuoti lasciati da dinamiche ancestrali che ci appartengono per natura. 

I grandi cambiamenti avvengono sempre partendo dalle piccole cose. Cambiamo il mondo, partiamo da Noi. Difendiamo a spada tratta la nostra Femminilità. Non saremo mai uguali agli uomini, saremo sempre molto molto di Più.

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lunedì 12 novembre 2018

Blogger che vanno e non tornano

Io finirò nel girone degli Incostanti. Tra le altre cose, per l'esistenza precaria a cui sottopongo il mio blog.

 Basta dare un'occhiata alle mie date di pubblicazione: vado, vengo, rivado, torno, mi fermo, svanisco. Tra un incasinamento e l'altro di vita provo ad esserci. 

Ci sono anche i periodi in cui non mi sbuca fuori niente da dire e vengo invece risucchiata nei  vortici scritturiali in zona intima: perché scrivere il blog è un conto, scriverescriverescrivere per me e per me soltanto assume un'altra valenza.  

Scrivere rimane pur sempre un punto fermo

Nelle ultime settimane di assenza ho vagato timida lontano dal blog ma intorno ad una Nostalgia. Una Nostalgia ben precisa, a cui inizialmente non sono riuscita a dare una forma ma che successivamente si è raggrumata in un raccordo di emozioni e sensazioni che mi hanno ricondotto a non troppo tempo fa: il tempo in cui, altrettanto timidamente, ho fatto il mio ingresso nel mondo fatato dei blog.

Cinque anni. Cosa sono cinque anni? Appena mezzo decennio, nient'altro che un lustro. Eppure in cinque anni può cambiare il mondo. E possono sparire buona parte dei blogger che tanto amorevolmente seguivi.

Dove sono i blogger dei miei primi anni e non solo? Dove siete, voi che avete rappresentato un faro, che siete stati le mie letture preferite, che avete assunto il significato dell'inizio e del proseguo di un'avventura straordinaria? Dove siete, che vi ho perso per strada mano a mano che il tempo è andato?

Mi ricordo di Massimiliano Marigliani e de L'Uomo dei difetti, quanta classe nei suoi scritti, quanti spunti, quanti confronti, lì, intorno al suo desco di riflessioni e stralci di narrativa la cui impronta è rimasta inconfondibile nella memoria e nel sentire.


E la Stanza quasi rosa di Maira D'Agnano? Quante risate, quanti sogni, quante ricette, quanto dritte creative. Maira, una ragazza straordinaria rimasta tra le mie amicizie ma che ha chiuso la porta della mia stanza preferita.

Il PINKG di Fabiola Di Girolamo, una delle storiche Comari, una delle primissime bloggher che prese a leggere i miei stralci di racconti e mi incoraggiò a proseguire.
Dal blog PINKG


Francesca, la fenice che scriveva di notte, la quale ci ha salutato per un nuovo progetto e che mi manca tantissimo, per la sua indole sensibile, gentile ed attenta, per il suo modo di porsi nel suo spazio così curato ed accogliente, per quella sua maniera di interagire che era come una carezza ad ogni suo commento.
Dall'ultimo post del blog "Io scrivo di Notte"



Magalì, la strepitosa Sinide, così colorata e creativa, così piena di verve ed entusiasmo, così autentica in ogni sua cosa.



Anna Maria Fabbri, che ha chiuso i battenti con Se vuoi una vita da sogno dormi qualche mese fa, ma che a me risultava una goduria per le favole, per i racconti di vita e per le perle di saggezza.

Il Lupo che ha fatto una ricomparsa fugace un paio di mesi or sono ma che effettivamente non ulula più dalla sua Terra dei mannari già da un pezzo; e quando c'era il Lupo a scorrazzare per i blog il divertimento era assicurato, perché diciamocelo, un pò di sano humor e qualche divertente punzecchiata spesso mancano. 



La mia amica Serena, di Cara Malù, che di tanto in tanto passa a fare un saluto, ma Sere, oramai sei più decaparesidos  di me.



E per ultimi, ma non da meno, 

la mitica Marina Guarneri con Il Taccuino dello scrittore, un luogo dove tutti abbiamo potuto godere di meravigliose disquisizioni che vertevano sulla narrativa, la lettura, il mondo dell'editoria, le tecniche di scrittura e della proverbiale e costruttiva ospitalità della padrona di casa che ha sempre fatto perno su di una impareggiabile intelligenza e sulla voglia di arricchimento grazie all'interazione con gli altri senza mai rendere pesante alcun argomento;
Marina Guarneri


e l'insostituibile Massimiliano Riccardi, che dal suo Infinitesimale si è sempre affacciato in tutta la sua autenticità di scrittore ma anche e sopratutto di uomo, pronto a mettersi in discussione e a sorridere insieme agli altri delle svariate facezie che incombono sulla vita di ciascuno.


Ecco, potrei continuare l'elenco. Ma mi fermo volutamente qui.

Rientro dopo settimane con questo post dedicato agli amici blogger che ho citato e a tutti i blogger che per un motivo o per un altro abbandonano il loro spazio virtuale o ad un certo punto decidono di latitare per recuperare magari idee, forma, volontà, gioia, ispirazione per la loro vita o per altri progetti. 

Chi scrive o ha scritto con passione lascia sempre un traccia che prosegue oltre lo schermo, oltre qualsiasi virtualità.

Non vi è oblio per chi ha scritto con il cuore. I migliori blogger sono quelli che non si dimenticano, anche se vanno e decidono di non tornare. 

Come lasciò in bella vista qualcuno*:

*Ultimo post dal blog L'Uomo dei difetti


E voi? Avete un blogger di cui ancora attendete il ritorno?






lunedì 15 ottobre 2018

Le Iene parlano dei FAKE: quando a perseguitare sui social sono dei profili finti

Nella puntata di ieri sera de Le Iene è stato mandato in onda un sevizio che trattava la problematica dei fake sui social. Argomento sfortunatamente molto attuale e che ho seguito con attenzione.

Ma andiamo per ordine. 

Che cos'è un Fake? 

Da definizione ufficialmente rintracciabile: 

Un Fake è un utente di un newsgroup, di un forum o di una chat, che falsifica la propria identità mentendo sulla propria condizione (persino di genere), sulle proprie competenze professionali, sulle proprie idee politiche o religiose, oppure assumendo il nickname di un altro utente allo scopo di danneggiarne la reputazione o di ottenere qualche vantaggio.

Detta in poche parole, un Fake è un profilo finto, che potrebbe tutto sommato anche essere accettabile se dietro non si nascondesse, come spesso avviene, una personalità malata o con forte lacune che quasi sempre finisce per nuocere in maniera anche pesante a chi ha la sventura di finirci nel mirino.

Perché il web ha tanti vantaggi, ma ricordiamoci che uno dei grossi punti deboli consiste nell'esporre la propria persona alla mercé di un pubblico vestissimo; e se nella vita reale possiamo almeno avere la  certezza di chi fisicamente ci troviamo davanti - un uomo o una donna, un anziano o un adolescente, un semplice farneticatore o un evidente psicolabile -, in rete questo risulta a priori escluso.

Ritengo per tanto che il servizio reso pubblico da uno dei programmi più accreditati in Tv sia assolutamente utile a tutti noi che navighiamo in queste acque così ricche di stimoli ma non sempre sicure.

Lascio, dunque, la parola direttamente a Le Iene, confidando che ciascuno dedichi dieci minuti del proprio tempo alla visione del video che è veramente sconcertante ma che ogni blogger ed ogni utente di qualsiasi social sia in voga oggi giorno dovrebbe necessariamente conoscere.

"
La storia è quella di Georgia, ballerina in tv, e del suo fidanzato, perseguitati su Internet da un uomo, Alessandro innamorato. Che non è quello che sembra, come tutto in questa storia

Georgia, una ballerina professionista che lavora in tv, si accorge di un nuovo fan sul web, Alessandro Innamorato, all’inizio gentile, poi troppo pressante e un po’ volgare. Lei lo blocca, ma spunta sempre da nuovi account.

Quando nella sua vita compare il fidanzato Antonio, Alessandro inizia a prendere di mira anche lui, con una valanga di insulti. Si scaglia contro la coppia, con minacce anche con dettagli che solo un conoscente poteva sapere.

L’incubo va avanti due anni, intanto la coppia presenta denuncia. Finalmente la polizia li chiama: hanno trovato Alessandro Innamorato, che in realtà è una ragazza, Veronica, che non conoscono e che abita a 600 km di distanza.

Veronica Ruggeri la incontra: ha più di 30 anni ma sembra un’adolescente. E l’incontro è davvero frastornante. La ragazza è convinta che Georgia sia davvero innamorata del suo alter ego, Alessandro Innamorato."


TROVATE IL VIDEO DI TUTTO IL SERVIZIO 
AL SEGUENTE LINK:


Chiediamoci sempre chi si cela dietro la tastiera. Anche nel virtuale vale la stessa santa regola: Attenti agli sconosciuti... sopratutto a chi da segni di esserlo un pò troppo.

venerdì 12 ottobre 2018

Verseggiando... con Patricia


Oltre al popolarissimo Insieme Raccontiamo, esiste un altro appuntamento ideato dalla mia amica Patricia del blog Myrtilla's house; un appuntamento a cui più volte ho desiderato partecipare ma che poi, per un motivo o per un altro, ho sempre bucato.

Si tratta di Verseggiando, un gioco improntato sulla creazione di versi ricorrendo obbligatoriamente a 5 parole che Patricia stessa, o un partecipante dell'edizione precedente, suggerisce di volta volta - Patty, se ho toppato nella spiegazione della cosa, intervieni. 

OR DUNQUE, ECCOMI.

Eccitatissima, che a me questi sorta di laboratori creativi a più mani dove la parola fa da regina mi piacciono assai assai.

Pare io capiti a cavallo dell'edizione n.10.

Le parole suggerite da Patricia sono:

NEPOTISMO
DIVERGERE
DUBBIO
AMBRA
ARGOMENTO

Ed ecco i miei versi

Un grosso grosso DUBBIO le viene all’improvviso:

- AMBRA, Ambretta mia! urla mestando il riso.

- Ah ma', nu’rompe proprio, me sto a passà l’unguento

- E molla un poco, vieni, me preme un ARGOMENTO.

I figli lo si sa, stan sempre lì a DIVERGERE,

La madre afferra il mestolo e in alto lo fa ergere.

La figlia accorre presto, si guarda un pò la mamma,

Poi tutto insieme dice con molta molta calma:

 - Mammà la devi smettere con questo NEPOTISMO
Coi miei fratelli scherzi e a me mi fai il bullismo.

La madre allarga gli occhi, si siede quatta quatta,

La mano stretta al mestolo, la faccia di una matta.

- Ma mica sarai ‘ncinta che parli de nipoti...
Te giuro Ambretta mia, te faccio prènne i voti.

Immagine da Internet