lunedì 4 giugno 2018

#cosestupidemanontroppo(dal web)-2

L'Europa secondo un Italiano


Così col governo l'abbiamo sfangata. Dopo 3 mesi di follie, di colpi di scena, di decisioni inaudite tanto da gridare al colpo di stato, ad un giorno dalla fatidica parata del 2 Giugno, stretti gli accordi, messe da parte le divergenze, dovevamo festeggiare la Repubblica e l'abbiamo festeggiata.

Gli italiani una 'nticchia attoniti ci sono rimasti. Si doveva andare a rivotare, non si capiva dove  s'era inceppata o violata la Costituzione, insomma, un putiferio senza quasi precedenti, ma tutto è bene quel che finisce bene.

Perché poi noi italiani siamo un popolo un pò attonito di natura. Noi italiani siamo buoni, un tantinello svampiti, tanto incazzosi ma pur sempre portati alla pacifica staticità delle cose. Riusciamo ad essere felici con poco, noi italiani.

Siamo persino capaci di commuoverci di fronte ad un nuovo Presidente del Consiglio che Finalmente! si ferma per la strada ad interloquire con dei manifestanti di una fabbrica che sta per essere mandata al capolinea.



Imprechiamo solo contro l'Europa, noi italiani. Questa Europa che ci ha rovinato, che ci ha portato via la lira, che ci ha imposto norme e divieti, che ci ha lasciato da soli con i migranti, che ci ha fatto tirare la cinghia.

Ma, in media, dell'Europa, sappiamo poco o niente. In una buona percentuale ne disconosciamo persino la geografia.

E' per questo che giorni addietro non ho potuto fare a meno di sorridere, ma di sorridere tanto, quando su uno dei tanti gruppi uozzapposi mi è arrivato questo:

 

Dite la verità, tra le lacrime per la situazione penosa che in cui versa la nostra povera Italia, state sorridendo anche Voi? 

lunedì 28 maggio 2018

Le Lettere della Domenica #2


La Felicità è anche Parole, 
Parole d'Amore...

DOMENICA, 27 maggio ----

 Amica, Amica mia,

Parlavamo stamattina di questo essere felici. Ne parlavamo per telefono, come accade spesso. E' un argomento complicato quello della soddisfazione, della Felicità, è sempre meglio scardinare gli occhi, i pensieri che attraversano le nostre fronti corrucciate davanti ad una faccenda seria, e permettere alle parole di correre lungo fili invisibili, di perdersi nella vaghezza di una comunicazione eterea. 
Di persona parliamo d'altro, dei figli, della scuola, delle vacanze che arriveranno, del tempo che passa. Di persona ridiamo, ridiamo tanto, è la nostra maniera di esorcizzare la vita, siamo amiche anche per questo, coltiviamo una reciproca attitudine alla leggerezza.

"Sono le Parole, le a Parole d'Amore che danno Felicità", hai detto prima di chiudere, al telefono. "Nessuno ci sta più a dire Parole d'Amore. E' fetente, il mondo".
Ho sorriso. Ma ti ho lasciata andare. Sono rimasta con il cellulare in una mano ed un ricordo macinato dagli anni, nell'altra.

Andavo al fiume, da ragazza. Appena arrivata a Roma, fresca di speranze e di università. Andavo al fiume ad osservare le acque scure del Tevere spingersi nella città come un budello di sogni annacquati. 
C'era una signora, una senza tetto, una di quelle signore attorcigliate di stracci e di paglia.

“Abbiamo finito le Parole d’Amore, Signorina, le abbiamo finite tutte, non ne abbiamo più, da vendere o da comprare, non ne abbiamo…”, così mi aveva detto un giorno venendo fuori dal suo castello di coperte, mucchietto di ossa e di parole a vanvera.

“Venga, Signorina, fumiamo insieme, fumiamo qui, sulla riva del fiume, ce l’ha una sigaretta?”

Ce le avevo le sigarette, già da allora, anche se avrei voluto possedere molto di più da offrirle.

“Oh, ma non ho bisogno di nulla, io. Ho tutto quello che mi serve. Il fiume, il cielo, le gambe a passeggio, le mani che si tendono, a volte… Solo le Parole mi mancano. Le Parole d’Amore, le Parole, quelle che davano un senso alla vita. Le Parole…”

E c'eravamo messe a fumare, insieme, il budello di sogni dei romani che passava di sotto. Avrei dovuto dirglielo, dire qualcosa, dire, ad esempio, fumiamo, Signora, fumiamo e non pensiamoci, che se dovessimo pensarci, che pena, che pena. In questo corri corri quotidiano, immersi nei timori della vita, lontani e intoccabili, con gli occhi dei fanali spenti nel vuoto di crush saghe digitali, sepolti dentro a draghi di metallo, intenti ad inseguire pollici invece di un ti voglio bene, dimentichi delle stelle, perché c’è troppa luce che abbaglia, che affievolisce l’audacia di Amare, di Dire…

Ad avere Parole d’Amore, Amica mia, da lasciar scivolare lungo il corso del fiume, guardarle galleggiare a pelo d’acqua, immaginarle attraversare la Città ed attendere un soffio di vento che le porti lì dove servono, da chi ne ha più bisogno, da chi si domanda come essere felice, da chi è convinto che la felicità sia anche Parole. 

Parole d'Amore.

Queste mie, che a te dedico, 

I.


giovedì 24 maggio 2018

INSIEME RACCONTIAMO 33 - by Myrtilla's House

33esima puntata dell'imperdibile appuntamento con Insieme Raccontiamo, ideato dalla nostra Patricia e targato Myrtilla's House.

Siete pronti?

Edizione n.33

L'Incipit di Patricia


Alzò gli occhi al cielo. Era diventato tutto nero d’improvviso. Quello che fino a pochi minuti prima era uno zaffiro trasparente e lucente ora pareva pece, come se qualcuno avesse rovesciato pittura nera.
Una giornata di gennaio con parecchi gradi sottozero era diventata notte di colpo.
Fu allora che….

Il mio finale
"Il Grande Fardello"

...entrò in funzione l’altoparlante. Erano in diretta. 

- Ragazziiiiiiiiiiiii... - La voce di Bartola Crusco si sparse nel catrame dell’aria e perforò ogni singolo timpano. - Ragaaaaazziiiiiiiiii, mi sentiteeee... ? 

Un Sìii appassionato si levò dal coro di corpi dispersi nel buio del parco del cottage. Davanti allo schermo scuro i telespettatori rabbrividirono, si prospettava una puntata al fulmicotone. 

- Benvenuti alla penultima puntata del Grande Fardello – continuò la Bartola sbucando scintillosa in un quadrato in alto a destra della tv. – Stasera decideremo i finalisti di questa emozionante edizione. Come staaatee? 

E come stavano? Al buio, pensò. Ma non osò pronunciarlo. Aveva faticato tanto per arrivare alla semi finale, un passo falso e sarebbe finito tra i nominati. 

- La redazione del Grande Fardello è riuscita ad oscurare il cielo della città, per consentire l’ultima strabiliante prova che condurrà uno di voi alla vittoria. 

Un muggito di generale incredulità ed un grosso applauso accompagnarono le parole e lo stacco di coscia in cui la Bartola si era profusa per annunciare l’evento. 

- Ahó, ma com’hanno fatto a mettè buio dappertutto? Che strafighi che so questi, quanto semo fortunati… - La voce era quella di Antonellina, la ragazza madre di Velletri che s’era fatta trapiantare una tetta su una chiappa per affermare la propria femminilità. Le donne hanno il diritto d’averci le tette dove pare a loro, era stato il suo slogan, ed il suo coraggio era stato premiato da tanti consensi per forza e determinazione. Che poi la poveretta risultasse veramente un obbrobrio e fosse costretta a stare seduta in equilibrio su metà sedere, erano faccende completamente passate in secondo piano. 

- Ma che dici, che dici… Sarà un effetto ottico, ci avranno instillato delle gocce accecanti mentre dormivamo, come quando ci hanno purgato il pranzo per la prova di gestione del gabinetto – rispose Raffi, l’ex professore di matematica che per partecipare al programma aveva lasciato il posto di lavoro e s’era dichiarato gay convinto ma con una predisposizione univoca alle relazioni con uomini di razza eschimese. 

 - Zitti, che vi sentono, stiamo al buio, ma i microfoni funzionano. 

Erano rimasti in tre. E ce l’avrebbero messa tutta per scavallare anche quella serata. 

- Alloooraaa, ragazziiiii… - ricominciò la Bartola dallo studio televisivo. - Accanto ad ognuno di voi è stato appena lasciato un aggetto. Prendetelo e ditemi di cosa si tratta… 

Si mossero nel buio. – Io, io… - strillò l’Antonellina. – O’so io! 

- Bene, Antonellina, cos’è che hai mano? 

- E’… E'.. un coltello! Sì, sì, è un coltello cor manico e a’lama lunghi lunghi… 

- Braaavaaa, ma come hai fatto ad indovinare così in fretta? Braaavaaa… 

Uno scrosciante applauso del pubblico rese quell'istante ancora più prezioso. La presentatrice fece capire che necessitava di un momento di attenzione. 

- Signori e signore, tutti e tre i concorrenti sono stati muniti di coltello a doppia lama, funzionale e preciso. La prova, che, da quanto avete capito, si terrà al buio, consisterà nel cercare di dare più coltellate possibili ricevendone un numero inferiore nell'arco di dieci minuti. 

Calò un silenzio di tomba. I concorrenti non si mossero dalla loro postazione. 

- Ciascun concorrente può rifiutarsi di eseguire la prova, ma dovrà subito abbandonare il cottage del Grande Fardello. Avete capito, ragaaaazziii… ? Potete pensarci qualche minuto... 

Partì una musica suspense di sottofondo. I concorrenti non osarono muovere un muscolo. 

- Andiamocene – disse lui, in direzione di Antonellina e Raffi. 

I suoi compagni non risposero. 

– Andiamocene, finiremo per ammazzarci. Non ha senso tutto questo… 

- Tu dici così perché là fuori hai il baretto tuo con la tua mogliettina che ti aspettano – biascicò velenoso Raffi.

- C’ha ragione – intervenne Antonellina col fiato corto. Si sentiva che tremava, forse le stava tremando persino la tetta sulla chiappa. – C’ha ragione, io devo da pensà a mi’fijo… 

- Ma se finisci all’spedale o peggio al cimitero, tuo figlio rimane orfano… 

- Stai solo cercando di fare il doppio gioco, brutto stronzo. Io la prova l’accetto, eccome se l’accetto… 

- Pur’io… 

La Crusco li interruppe. – Concorrenti, accettate la prova? – sorrise maliziosa con la sua cartelletta rosso porpora in mano. 

Ci fu solo un istante di tentennamento, poi il solito Sìii corale spazzò via ogni dubbio. Gli applausi si centuplicarono, Bartola si passò più volte la lingua sulle labbra gonfie come pomodori e finalmente la prova dei coltelli ebbe inizio. Una prova che nessuno avrebbe mai dimenticato nella storia del Grande Fardello e che avrebbe di sicuro alzato lo share di decine e decine di punti.


lunedì 21 maggio 2018

#cosestupidemanontroppo(dal web)-1


Cosa ha detto Harry a Meghan?




Ci bombardano da giorni. 

Le nozze di Harry e Meghan, il matrimonio reale tanto atteso, l'evento dell'anno. 

Il gossip di norma non lo seguo, ma in questo caso è stato veramente difficile dribblare l'attacco mediatico. Ogni canale tv ha trasmesso dirette, programmi mirati, interviste specifiche, comizi a tema.

Ne sono state dette tante, lui così, lei colà, è cambiato questo, cambierà quello...

Ma a chi interessa veramente che Harry e Meghan si siano sposati? Almeno avessero messo su una clausola agli invitati: 
No regali ma assegni a piovere 
a beneficio di tutte le associazioni umanitarie.

Ci avrebbero fatto un figurone, lui, il principe ribelle, e lei, l'ex attrice rivoluzionaria.

Sui social comunque hanno spopolato lo stesso. Ce ne sarebbe stato di materiale da far girare negli ultimi giorni, la barzelletta del governo italiano, la terribile tragedia dell'uomo che ieri ha lanciato dal cavalcavia la figlia per poi suicidarsi. Che tragedia, che tragedia!, quanto veleno sparso nel mondo, quanto dolore, quanta sofferenza sepolta tra le mura di una casa qualsiasi. 

Forse, sì, un velo di silenzioso raccoglimento è l'unico atto di dignitoso amore che si può poggiare con delicatezza su una simile e amara notizia.

Così, la favola di Harry e Meghan, rimane il perno frivolo intorno a cui sorridere, allo stesso modo delle foto virali che hanno fatto il giro dei vari feisbuc e uozzapp. 

Secondo te, che cosa ha detto Harry a Meghan in questa foto?, mi ha uozzappato la mia amica A.



Ecchenesoooo, sei bellissima, preparati che sarà lunga... 

No, no, ha insistito A., Mica era il matrimonio tuo...





 Ed ho riso, giuro che ho riso. Perché a cosa serve il gossip se non a sorridere dell'abisso che esiste tra il mondo e la vita  ed un  matrimonio reale?

Giust'appunto rimanendo fedeli, votando e votandosi alla vita ed al mondo reali, che non potranno mai competere con un  reale matrimonio in quanto  sono la vera ed unica Ricchezza a cui Tutti possiamo attingere, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà.

 Chissà cosa ha veramente detto Harry a Meghan, in quella foto. Magari, soltanto: Mi hanno preso le scarpe del numero sbagliato, un male...



mercoledì 16 maggio 2018

Elisabetta racconta come è iniziato il "nostro" progetto

Ne ho già parlato nel primissimo post del blog, ma la mia amica Elisabetta Brustio del blog Elisabetta Grafica, che tanti di voi già conoscono e apprezzano, ha voluto proprio oggi farmi dono di un pensiero veramente speciale.

Eli ha raccontato come e da dove è nata la scintilla per la creazione della testata di questo blog.

Se volete scoprirne di più e siete curiosi di sbirciare tra le altre testate che per "Dadirri" erano state da Elisabetta create, allora fate un salto da lei

Chissà che anche voi un giorno non vi ritroviate tra le mani un premio da sfruttare Creattivamente.

Grazie Elisabetta, di cuore, sempre.


lunedì 14 maggio 2018

E dopo la festa... rimane sempre l'Africa

Ve la devo raccontare tutta.

Ieri, dopo la poesia, dopo i piatti, dopo il pisolino, dopo dopo, insomma, quando stavamo io e lui, lo Gnomo, detto anche Lollo, si è venuto ad appollaiare su una sedia in cucina, vicino a me.

- Mamma, ti è piaciuta la poesia?

- Certo, amore. E' bellissima, la più bella poesia che mi abbiano mai recitato...

- Ah, bene... E sei fiera di me?

- Certo, tanto fiera... Sempre, lo sono...

- Ok... Allora possiamo andare in Africa?

- ... ?

- Ci possiamo andare, mamma?

- In che senso, Amore. Perché vuoi andare in Africa?

- Sì, in Africa, senza papà e senza mia sorella, solo io e te, per stare in pace...

- mmmmhh... ma chi ti ha parlato dell'Africa? La maestra? Vi ha raccontato dei bambini che la scuola ha adottato?

- No, no, io voglio andare in Africa, solo con te...

Perplessa. Ma poi, si sa, ai bambini e ai vecchi tocca dare ragione, se non altro per tentare di capire.

- Ok, Gnomo, andiamo in Africa... A fare?

- Bè, arriviamo, ci prendiamo un gelato nel deserto e poi andiamo al mare, solo io e te però...

- Ma se vai nel deserto, non puoi andare al mare. Forse hai sentito me e papà parlare di Sharm el Sheikh?

- Nooo-oo, io voglio andare in Africa, io e te, finalmente in pace...

- Ok, ok, non ti spazientire... Facciamo così, prendiamo l'aereo e andiamo in Africa...

- Eh, si... - testuali parole - che in tutta la mia vita io non ho mai volato... 

- ... poi ci affittiamo una capanna, conosciamo tanti animali nuovi e proviamo a rintracciare i coccodrilli e gli ippopotami che a te piacciono tanto, con la speranza che i coccodrilli non ci mangino...

- Macché, la casa dobbiamo prendere, che è più comoda. Senti mamma, ti spiego io. In Africa ci prendiamo una casa nel deserto, dove vendono i gelati e poi andiamo al mare. E per non farci mangiare dai coccodrilli portiamo la crema, hai capito?

- ...

- Accetti, mamma?

- ... E va bene, accetto, Lollo.

- Meno male... - Sospira. - Avevo paura che in Africa volevi andarci da sola. Meno male che ti sei convinta!

E finalmente ho ricordato, di quando qualche tempo fa, in preda ad un raptus di isterismo da casa distrutta e sommersa di giochi, l'avevo detto:

Se non fate i bravi, se non rimettete tutto a posto, ve lo dico, me ne vado... Me ne vado, eh, tutta sola, soletta! In... in... in... in Africa, me ne vado! Ecco, proprio in Africa, in mezzo al deserto a starmene un pò in pace.


*Meriterò ancora il premio che Sinforosa mi ha voluto donare per la festa della mamma? 

Io comunque in Africa prima o poi ci vado, di certo non da sola; bensì a scoprire un mondo nuovo con il mio piccolo grande uomo che da sola non mi lascerebbe mai.

domenica 13 maggio 2018

Grazie anche quando mi dici di no

Lo Gnomo è tornato dall'asilo con la sua poesia per la mamma.


Oggi l'ho piazzato su una sedia, come ai miei tempi, e me la son fatta recitare. 

Si è inceppato in un paio di passaggi, ma la parte finale, quella del grazie anche quando mi dici di no, mi serve per crescere questo lo so, se la ricordava a meraviglia.

Toccherebbe approfittarne, ho pensato. Che su questi No educativi, per altro, se ne fa un gran parlare. E quanta confusione, quanti complessi, quanto parapiglia pratico ed emozionale. 

Chissà perché quando a fare la madre era mia madre, tutto mi sembrava più semplice. Questo NOn si fa, quello sì, altrimenti giù di ciabatta a tradimento.

Ma E' un mondo difficile e vita intensa, felicita' a momenti e futuro incerto, lo canta persino Manu Chao.

Intanto, per oggi e per tutti i giorni, 

W LE MAMME!